"Il fantasma di un partito": il Corriere all'attacco del Pdl

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In un editoriale del quotidiano milanese, Galli della Loggia ha attaccato duramente il partito di Silvio Berlusconi. L'articolo sarebbe dovuto uscire ieri, ma per un errore tecnico è stato pubblicato solo oggi

"La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio".
E' questo l'incipit dell'editoriale di Ernesto Galli della Loggia, "Il fantasma di un partito", la cui pubblicazione sul Corriere della Sera è slittata a oggi per lasciar posto, ieri, a un editoriale sul ddl anticorruzione, come ha spiegato il direttore Ferruccio de Bortoli.

Nel pubblicare il fondo, de Bortoli torna con un corsivo sull'"errore tecnico" (che però non ha convinto tutti gli osservatori) per il quale l'articolo è comparso ieri per qualche ora sul Corriere.it ed è stato inviato alle rassegne stampa notturne, sottolinea che "il rinvio era stato concordato con l'autore" e, assumendosi la responsabilita' di quanto accaduto, si scusa con i lettori. Nell'editoriale, Galli della Loggia parla del Pdl come di "una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz'ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa - specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma - gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d'ogni risma ma di nessuna capacita"'.

L'editoriale aggiunge che tra le file del Pdl dalla primavera dell'anno scorso si stanno ordendo "intrighi" "quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo - scrive Galli della Loggia - all'azione del presidente Fini, il quale invece si è sempre mosso allo scoperto, parlando ad alta voce)".
"La personalità del premier - sottolinea - ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneita' all'universo della politica modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consiglio; è prima avere un'idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un paese e infine avere il gusto e la capacita' di governare: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non e' inutile".

"Il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell'impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl", prosegue Galli della Loggia, ma "ne' l'uno né l'altra esauriscono il problema. Il verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la modernita' italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento. E' quindi rimasto un vuoto che il Paese non è riuscito a colmare".
"Il vuoto - afferma - è più sensibile a destra, e più sensibili ne sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell'Italia repubblicana non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito; che invece è rimasto solo nel centro-sinistra, erede di un ininterrotto sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia".

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