"Basta indagati": la richiesta di Facebook alla politica

Uno dei gruppi su Facebook che chiedono "liste pulite" alle prossime elezioni amministrative
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Dopo gli ultimi casi di arresti e indagini, sono almeno una dozzina i gruppi che sul socialnetwork chiedono liste pulite e minacciano di organizzarsi per un voto di protesta alle prossime elezioni amministrative

di Filippo Maria Battaglia

Un diktat, un imperativo, una condizione irrinunciabile.
La richiesta di “liste pulite” sembra ormai destinata a diventare il nuovo mantra delle prossime elezioni amministrative.
Complici le recenti indagini giudiziarie (vedi Protezione civile e caso Di Girolamo), le dimissioni di sindaci, gli arresti di consiglieri comunali e di assessori regionali, da Silvio Berlusconi a Pierluigi Bersani non c’è politico che in questo momento non evochi il rigore etico e lotta alla corruzione.

Evidentemente, però, il web non sembra essere poi tanto soddisfatto.
Su Facebook sono almeno una dozzina i gruppi che invocano la pulizia delle liste e si ripromettono di non votare candidati indagati o condannati alla prossima tornata elettorale.
Il più affollato si intitola “Fuori i condannati dal parlamento” e può contare sul sostegno di più di undicimila iscritti.
“Parlamento pulito” non è da meno: “basta con i politici marci e corrotti” scrive Marilena, una degli oltre ottomila membri del gruppo, incalzata da Marta, che dice “mi lamento anch’io”.

La musica non cambia in un’altra enclave, ancora più battagliera: “Fuori dalla politica i pregiudicati e gli inquisiti” raccoglie meno iscritti (circa ottocento), eppure il tono dei post è più o meno lo stesso: “mandiamoli a casa tutti...e ricominciamo da capo!!” chiede Paolo, mentre per Riccardo “ormai se appartieni ai pregiudicati o agli inquisiti ci entri quasi sicuramente, in politica...”.
Ecco perché c'è chi pensa di inviare alle prossime elezioni un segno di protesta: “Fai una croce gigante sulla scheda elettorale: mandiamoli a casa!” è l’invito di un gruppo che conta di più mezzo migliaio di iscritti.

Più prescrittivo, invece, l’intento di un’altra pagina, ospitata sempre sul social-network: "Io mi impegno a non votare inquisiti o indagati" raccoglie il sostegno di oltre cinquemila utenti.
Foto, link e consensi a go go, ma c’è anche chi dice: “Così facendo, di persone da votare ne rimangono davvero poche”.

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