Retribuzioni dipendenti pubblici: trasparenza non per tutti

1' di lettura

I curricula dei dirigenti non sono accessibili da Google, Yahoo e gli altri motori di ricerca. La scoperta è di un gruppo di utenti. Ma il Ministero di Brunetta e l'Autorità per la Protezione dei Dati Personali replicano: lo facciamo per la privacy

di Nicola Bruno

Se andate sul sito del Ministero della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, accanto al nome di ogni dirigente trovate anche la voce: “Curricula, recapiti e retribuzioni”. È una delle novità dell'operazione trasparenza voluta dal ministro Renato Brunetta, che l'ha poi estesa a tutti gli enti della PA con la legge del luglio 2009.

Ma se provate a digitare su Google il nome di uno di questi dirigenti non vedrete comparire mai il curriculum tra i risultati. Come mai? Cosa c'è da nascondere?

La domanda se la sono posta alcuni utenti online che si sono presi la briga di andare a spulciare tra le pagine web di ministeri, Regioni e Comuni. Per scoprire che i tecnici di questi enti escludono volontariamente l'indicizzazione da parte dei motori di ricerca.

Quanto è bastato perché alcuni blogger iniziassero subito a parlare di “furbetti della trasparenza”: "Raccomandare la trasparenza, ma evitare che qualsiasi informazione che deriva dalla sua attuazione sia indicizzata dai motori di ricerca. Questa è la morale-immorale della storia che state per leggere", scrive il blogger Vittorio Pasteris, spiegando come si è arrivati alla scoperta: “Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto una segnalazione da un amico espertissimo di cose di rete che ci consigliava di dare un’occhiata al file robots.txt di molti siti di importanti enti pubblici. Come spiega bene Wikipedia, robots.txt è un file creato dai gestori di un sito per imporre ai motori di ricerca, compreso ovviamente Google, delle restrizioni nella indicizzazione delle pagine del proprio sito”.

Dal Comune di Firenze a quello di Bologna, passando per la Regione Lombardia e Piemonte, molti enti applicato questo escamotage per non farsi indicizzare dai motori di ricerca. I tecnici del ministero dell'Economia e delle Finanze hanno addirittura aggiunto messaggi che suonano bizzarri per un sito istituzionale: "Non voglio che i motori di ricerca ficchino il naso nella mia directory personale". L'unico ente (tra quelli controllati dagli utenti) a permettere l'indicizzazione da parte di Google è la Regione Sardegna. "Qualche amministratore pubblico dovrà dare delle spiegazioni - ha commentato Vittorio Pasteris – È stato un passaparola fra tecnici o una precisa direttiva dall'alto per celare la trasparenza che in fondo fa tanta paura?".

In realtà, ha spiegato un portavoce a Sky.it, è stato lo stesso ministero per l'Innovazione a divulgare una serie di "Accorgimenti tecnici per impedire l’indicizzazione nei motori di ricerca".
Non si tratta però di un tentativo di rendere meno trasparente il provvedimento. Ma di una precisa richiesta arrivata dall'Autorità per la Protezione dei Dati Personali, al momento dell'approvazione della legge. In effetti, il 16 luglio 2009 il Garante per la Privacy ha emesso un parere (http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1639950) in cui si consiglia di escludere l'indicizzazione da parte dei motori di ricerca. Un modo per proteggere la privacy dei dirigenti, ma anche per evitare che i curricula siano accessibili al di fuori del contesto istituzionale: "In primo luogo, è assolutamente necessario che le informazioni (...) siano pubblicate in un formato e con modalità tali da non consentirne la modificazione da parte degli utenti della rete" spiega il Garante, aggiungendo poi: "In relazione alle modalità di accesso ai dati personali pubblicati da ciascuna Amministrazione sul proprio sito internet (...) occorre chiarire se tali dati siano reperibili mediante motori di ricerca esterni ovvero – come appare preferibile – interni al sito. La seconda soluzione sembra da privilegiare, in quanto assicura accessi maggiormente selettivi e mirati ai soli dati personali coerenti con le finalità sottese alla pubblicazione".

Come dire: va bene l'operazione trasparenza, ma non trasformiamola in un'arma lesiva della privacy dei cittadini.

Leggi tutto