Il ritorno del popolo viola. Con l'ombra della scissione

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Fervono i preparativi per la manifestazione del 27 febbraio a Roma. Ma all'interno del movimento serpeggiano molti malumori. Tra accuse di verticismo e mancanza di trasparenza, prende il via la "corrente" Resistenza Viola

di Nicola Bruno

Il tam-tam online è partito solo nelle ultime settimane, come in occasione del No-B Day del 5 dicembre. Il metodo è lo stesso: gruppi su Facebook, blog, tv dal basso, appelli che circolano sui siti amici. Anche la rabbia non sembra essere da meno: sul poster della manifestazione si vede una Mafalda che urla a squarciagola: "Basta. La legge è uguale per tutti". A rincarare la dose è poi arrivata anche l'inchiesta della Procura di Firenze sulla Protezione Civile. In risposta alla quale qualcuno già propone di "sfilare in un assordante silenzio per il popolo aquilano. Io come loro quel giorno non ridevo. Ma ci si può arricchire su quelle macerie? Su quei morti?".

Mentre cresce il numero delle adesioni, partono inviti alla sottoscrizione, fervono i preparativi per convergere tutti su Roma, la discussione sembra però deragliare su altri fronti. E si fa largo anche l'ipotesi di una potenziale scissione.

Da un po' di giorni si susseguono intensi botta-e-risposta sul metodo e il merito della manifestazione. Ufficialmente, infatti, l'appello è stato promosso solo da una parte del movimento (Popolo Viola Roma, Presidio Permanente Monte Citorio, Bo.Bi., Blog San Precario, LiberaCittadinanza, pagina Facebook del Popolo Viola), senza un reale coinvolgimento della base.

Il principale bersaglio è San Precario (da non confondere con l'omonimo movimento dei lavoratori precari), anonimo fondatore del gruppo "Il popolo viola" su cui è confluito gran parte del movimento all'indomani del No-B Day. "Perché non ci mette il nome e la faccia? Ho sempre l´impressione che coloro che restano anonimi abbiano qualcosa da nascondere", scrive un utente su Facebook. Altri utenti si accodano: "Non mi va di partecipare ad un movimento definito orizzontale con in realtà a capo un anonimo". Qualcuno prova a difendere lo spirito unitario ("Nessuna guerra tra poveri e massima unità del movimento"), ma intanto alcuni gruppi locali iniziano a defilarsi. E' il caso del "Popolo Viola di Brescia" che in un comunicato stampa ha annunciato di disertare la manifestazione romana: "La poca trasparenza mostrata dagli organizzatori e l’interesse dimostrato dai partiti nei confronti di questo movimento negli ultimi giorni sollevano non pochi dubbi sulle reali motivazioni che hanno portato a questa iniziativa. La politica dei partiti (...) sfrutta le masse ai soli scopi propagandistici, appropriandosi di emblemi e simboli".

La scelta del gruppo bresciano ha avuto subito una conseguenza: l'espulsione del gruppo dalla pagina "Popolo Viola". Una decisione che fatto crescere ancora di più le tensioni, fino ad arrivare alla creazione di un contro-gruppo: si chiama "Resistenza Viola" e ad oggi raccoglie oltre 4mila fan. Spiega un utente: "Resistenza Viola nasce dalle divergenze di opinione sulla manifestazione del 27, imposta, più che decisa, mentre molti gruppi locali erano contrari e preferivano un' altra data per avere il tempo di organizzare una iniziativa più grande che coinvolgesse tutti gli italiani che vogliono cambiare".

Oltre a San Precario, i "resistenti" puntano il dito contro Gianfranco Mascia, tra gli ideatori dell'appello del 27 febbraio. Un utente gli scrive una lettera in sette punti, in cui chiede: "Capisco che lei abbia solo proposto a Precario e che egli abbia deciso di punto in bianco di mandare avanti senza nemmeno chiedere, ma nel momento in cui sono arrivate delle critiche dai gruppi locali non era il caso di riflettere un attimo?". Mascia risponde difendendo il coinvolgimento dei partiti: "E' fondamentale scender in piazza cercando di aggregare più forze possibili, anche i partiti". Ma altri utenti non sembrano convinti da queste spiegazioni: "Non ci resta che continuare nella ricerca delle persone più adatte a svolgere il ruolo di coordinatori e sancirlo in un meeting e nello stesso incontro dotarci degli strumenti minimi. Non è dimostrabile che il 27 febbraio sia indispensabile, mentre è facile dimostrare che è servito a violare le regole minime che ci eravamo già dati".

In questa lotta dei "Viola contro Viola", per ora non si intravede una via d'uscita. Se ne riparlerà, forse, dopo il 27 Febbraio. Ma attenzione a non trasformare la manifestazione in un flop, scrive un utente: significherebbe la morte di tutto il movimento.

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