AAA cercasi elettore (disperatamente)

Il manifesto elettorale di Massimo Mallegni, sindaco uscente di Pietrasanta, che si candida al consiglio comunale
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Insieme con le preferenze, alle prossime amministrative tornano anche i manifesti elettorali dei candidati. Dalle poesie di Vendola alla Polverini "in rosso", viaggio nell'Italia che si presenta alle urne. GUARDA LE FOTO DEI MANIFESTI

di Filippo Maria Battaglia

Un tempo, la chiamavano “battaglia delle saponette”, un’espressione caustica per canzonare le schiere di facce serene e sorridenti, che dai manifesti lungo le circonvallazioni cittadine invitano a votare questo o quel candidato.
Poi, è stata la volta del “porcellum”, la legge elettorale -così definita dai suoi stessi autori - che impediva la possibilità di preferenza per l’elezione del parlamento nazionale. D’un tratto, le facce sorridenti sono sparite.
Adesso ritornano: per le amministrative ogni elettore potrà infatti assegnare il proprio voto a uno o più candidati.

E i risultati, in alcuni casi sono spiazzanti e sorprendenti. Uno dei più clamorosi è senz’altro quello di Massimo Mallegni, sindaco uscente di Pietrasanta, in Versilia, che dopo due mandati come primo cittadino nei manifesti con cui annuncia la sua candidatura al consiglio comunale ha pensato di pubblicare la foto del suo arresto. E al cronista che gli ha chiesto il perché di quella scelta, il primo cittadino ha risposto a muso duro: “Nessuno deve pensare che io nasconda il mio recente passato, che peraltro è costellato dal 31 gennaio 2006 a oggi di assoluzioni e di una sentenza di Cassazione che ha dichiarato quell’arresto illegittimo”.
Più artistica, la decisione dell’assessore alla regione Lombardia Domenico Zambetti: sul suo sito ha riprodotto il suo volto come in una tela di Andy Warhol. Il suo collega Stefano Maullu, se l’è cavata invece con un criptico “Io Maullu, e tu?”.

Scelte diverse da quelle fatte al Sud. Meridionali passionali, si diceva un tempo. Michele Boccardi, candidato alla regione Puglia con il Pdl, deve essere senz’altro d’accordo: sul suo sito, campeggia un’immagine in cui si libera dalla solita giacca e cravatta esibendo una maglietta con la scritta “I love Puglia”.
Tonalità forti anche per la sindacalista Renata Polverini, che corre per il centrodestra alla guida della regione Lazio: la sua giacca rossa, che campeggia in alcuni manifesti, ha fatto gridare allo scandalo il Giornale di Vittorio Feltri, che l’ha definita “garibaldina”.
E se per alcuni osservatori il classico manifesto 6 x 3 ha perso ormai appeal, molti candidati non devono pensarla affatto così.
Formigoni, riprendendo alcune idee della campagna presidenziale americana (ma lui giura: “sono più avanti di Obama”), ritrae il suo volto utilizzando migliaia di piccole immagini di migliaia di cittadini; Michele Dell’Utri, che in Piemonte corre nelle fila del centrosinistra, si presenta invece come “il candidato che non è parente” (il riferimento è ovviamente all’omonimo Marcello, tra i cofondatori di Forza Italia).

Campagna elettorale in versi, infine, per il governatore pugliese Nichi Vendola, che ha deciso di non rinnegare i suoi trascorsi artistici (qualche anno fa ha pubblicato un paio di raccolte di poesie). “Poche scorie, via smammare! Disse il sole al nucleare” recita in rima baciata uno dei suoi manifesti.
Ma il premio della più bizzarra inizaitiva elettorale spetta forse a Vincenzo Maruccio, assessore laziale che corre con l’Italia dei valori. Oltre ad essere spiazzanti, i suoi cartelloni con la scritta “Chi è costui?” sembrano esorcizzare le ansie di tutti i candidati. Sarà la volta buona?

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