Alfano: la giustizia costa 8 miliardi ed è in crisi

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Il ministro della Giustizia è intervenuto in Senato per la relazione annuale sull'amministrazione della giustizia. "La lentezza dei processi è un nemico che si può battere" ha detto il Guardasigilli

"Lo scorso anno ho indicato come il più insidioso nemico della giustizia l'insopportabile lentezza dei processi, che disincentiva anche gli investimenti stranieri. Oggi sono qua per dire che la lentezza è un nemico insidioso ma che si può vincere e il governo ha la strategia per riuscirvi".
Queste le parole del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, nel corso del suo intervento al Senato in occasione della relazione sull'amministrazione della giustizia.
Durante il consueto appuntamento in vista dell'apertura dell'anno giudiziario, il Guardasigilli ha voluto anche ringraziare il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "per la saggezza che ha avuto modo di dimostrare nell'intervenire sulla delicata materia della giustizia mostrando equilibrio istituzionale".

"La giustizia costa 8 miliardi di euro l'anno, cioè 30 milioni di euro per ogni giornata lavorativa. La giustizia italiana è dunque in crisi", anche per l'enorme arretrato sia civile sia penale" ha inoltre dichiarato Alfano. Ma sono tanti i temi toccati dal ministro nel suo discorso; dal processo breve, alla situazione delle carceri, passando per la riforma del Csm e il decreto intercettazioni.

Processo breve -
"Il ddl sulla ragionevole durata del processo penale, benche' di iniziativa parlamentare, e' sostenuto dal Governo". Lo afferma in aula al Senato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, nella sua relazione sull'amministrazione della giustizia per l'anno 2010. Per Alfano il ddl produrra' "ulteriori risparmi di spesa conseguenti all'azzeramento del rischio della legge Pinto, i cui costi gravano in maniera pesante sul bilancio della giustizia a causa dell'indennizzo dovuto anche per la sola lunghezza del processo".

Carceri.
Ad oggi sono 645 i detenuti in regime di 41 bis (il cosiddetto carcere duro) di cui 3 sono donne. A renderlo noto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, nel corso della sua relazione in Senato sull'amministrazione della Giustizia. "Il 14 dicembre 2009 erano stati emessi 112 decreti ministeriali di prima applicazione, a fronte degli 87 emessi nel 2008". Il regime di carcere duro, ha aggiunto Alfano, "ha potuto trarre un notevole rafforzamento anche dalle novita' introdotte dalla recente legge sulla sicurezza del luglio 2009". "A riprova della funzione strategica che ho inteso attribuire al regime detentivo speciale 41 bis va segnalato che qualche giorno fa in perfetta sincronia con la dda di Caltanissetta ho disposto, nei confronti di 5 pericolosi esponenti della mafia nissena gia' detenuti, l'immediata applicazione del regime speciale, cosi' contribuendo a sventare il progetto di attentato, ordito dagli stessi, contro un magistrato operante nella medesima sede giudiziaria".

Intercettazioni
. Il Ministero della Giustizia, nel 2009, grazie anche all'istituzione di un'unità di monitoraggio, è riuscita ad abbattere la spesa delle intercettazioni del 25/30%, "senza incidere sulla qualita"' delle stesse. Il Guardasigilli ha ricordato che il sistema delle intercettazioni fino all'anno scorso era "sostanzialmente fuori controllo" e che ad ottobre 2008 il debito nei confronti delle societa' fornitrici del servizio dal 2006 era "pari quasi a 500 milioni di euro".

Riforma del Csm
. Per il ministro, "occorre restituire in concreto al Csm la sua funzione di organo di garanzia superando ogni equivoco su una malintesa sua funzione rappresentativa che non pare coerente neppure con il disegno originario dei nostri padri costituenti e che, invece, si e' insinuata spesso nella prassi consiliare". Inoltre, va garantita "assoluta autonomia, separatezza ed esclusiva natura giurisdizionale, anche riguardo alla sua composizione, alla giustizia disciplinare" in modo da evitare, ha rilevato Alfano, "le negative conseguenze di una giurisdizione domestica".

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