Schifani: Craxi vittima sacrificale, ha pagato più di tutti

Stefania Craxi, figlia di Bettino, salutata dal premier Silvio Berlusconi durante la commemorazione
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Nel corso della commemorazione a Palazzo Madama, il presidente del Senato ha ricordato la figura dell’ex leader socialista morto dieci anni fa: "Seppe restituire autorevolezza e centralità all'azione di governo". Di Pietro: "No, era un delinquente"

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"Quella esperienza e anche la sua tragica conclusione ci deve essere oggi di monito, innanzitutto quanto alla necessità di portare a compimento la lunga transizione, ridefinendo con un metodo condiviso un nuovo sistema di regole". Il presidente del Senato Renato Schifani ha aperto il convegno dedicato alla figura di Bettino Craxi, in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa, nella biblioteca di Palazzo Madama, ricollegando la stagione di Craxi alla necessità tuttora viva di riforme. Schifani ha ricordato "l'aggressione non solo morale" e i processi che videro protagonista l'ex leader socialista durante Tangentopoli. La crisi di quegli anni "vide offerta, da un ceto politico intimorito ed esausto, come vittima sacrificale, la figura dello statista Craxi. E da qui l'aggressione (non solo morale), il processo, la condanna, la forte determinazione a trascorrere gli ultimi anni di vita all'estero e la morte che lo colse in terra straniera".

Nella storia politica di Craxi, Schifani ha letto un monito e lo ha trasformato in un appello a tutte le forze politiche di fare le riforme per dar vita ad un nuovo sistema condiviso di regole. "Sono fiducioso - ha aggiunto Schifani - che lo spirito con cui si è avviato il confronto sulle riforme istituzionali in Senato sappia produrre frutti che si nutrono anche dell'insegnamento delle esperienze, anche positive, che qui oggi ricordiamo. L'esperienza politica di Craxi è stata testimonianza della necessità di cambiamento e ritengo che gli anni trascorsi ci consentano di esprimere oggi quel giudizio storico più sereno e obiettivo che quei momento drammatici ormai lontani non consentivano di dare".

Bettino Craxi "sapeva decidere" ma soprattutto "seppe restituire autorevolezza e centralità all'azione di Palazzo Chigi - ha proseguito Schifani - nel segno di una vera democrazia governante, che i suoi avversari  bollarono come decisionismo. Lo fece rompendo vincoli e gabbie del consociativismo che legavano la vita pubblica italiana, innanzitutto nel campo dei rapporti sindacali". Schifani ha ricordato il decreto di San Valentino sulla scala mobile per sottolineare come "l'azione decisa dal governo Craxi ricondusse il ruolo del sindacato - nel suo stesso interesse - nella sfera sua propria, spezzando quei rapporti diretti con i partiti politici che costituivano un elemento negativo per un pieno dispiegarsi dell'attività propria delle organizzazioni sindacali".

"Con la stessa energia - ha proseguito Schifani - Craxi affrontò l'altro nodo del sistema consociativo italiano: la questione dei rapporti tra governo e Parlamento, dominati allora da un procedimento legislativo complesso che privava il governo di un qualunque ruolo di indirizzo nella programmazione dei lavori delle due assemblee". In questo caso però "l'ambizione riformatrice si scontrò con le resistenze del sistema partitico e così molte delle riforme, pur messe in cantiere da Craxi, furono varate dal governo De Mita nella legislatura successiva". Per Schifani, insomma "Craxi, che più di ogni altro aveva dato alla Presidenza del Consiglio una nuova immagine, non riuscì a modificare le regole del gioco, ad essere fino in fondo l'artefice di un vero percorso riformatore delle nostre istituzioni".

Di Pietro controcorrente - "In questo momento non si sta dando una lettura più serena di quegli anni, ma più falsa e più distorta. Per questo, questa mattina siamo andati a portare dei fiori sulla tomba del padre di Sonia Alfano, ucciso per far arrestare i delinquenti mentre qui osanniamo un delinquente latitante". Lo ha affermato Antonio Di Pietro, a proposito dei giudizi su Bettino Craxi, anche alla luce della lettera scritta dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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