Internet, tra aperture e chiusure

Una schermata di Facebook
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Il 2009 è stato anche l'anno in cui in Italia si è intensificato il dibattito intorno alla libertà in rete e ai social network. Cosa ci aspetta l'anno nuovo?

di Emanuela Di Pasqua

L’obiettivo è l’oscuramento delle hate pages, ovvero, per dirla in italiano, dei siti (o più propriamente delle pagine) che istigano a delinquere e coltivano un clima di violenza. Se e come questo sia praticabile è oggetto di discussione nei palazzi della politica e online.
La storia è nota: dopo l’aggressione contro Berlusconi in Piazza Duomo, a Milano, su Facebook migliaia di persone diventano “fan” (è questo il termine usato sul social network) di gruppi pro-Tartaglia, l’aggressore del premier. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni invoca "misure urgenti". I siti in cui la diffamazione e l'istigazione alla violenza sono all'ordine del giorno, sostiene Maroni, devono avere vita breve. Il problema, obiettano in tanti (persino il leader dell’Udc Casini ha usato toni insolitamente  duri è che le leggi per colpire questi siti (o le persone che su questi siti intervengono) ci sono già, e quindi invocare nuove regole per il web rischia di dare il via a leggi illiberali e a forme di vera e propria censura. Farefuturoweb, il magazine online vicino al Presidente della Camera Gianfranco Fini, mette sull’avviso: "Attenti a cedere alla 'sindrome cinese', alla tentazione della censura preventiva”.
La proposta di Maroni perde così i caretteri dell’urgenza (e del decreto legge) e sfocerà probabilmente in un codice di autoregolamentazione.

L’idea di norme ad hoc per il web, del resto, non è nuova ed è stata più volte tentata in Italia. I principi che la giustificherebbero sono essenzialmente: la lotta alla pedopornografia, alla copiatura non autorizzata delle opere dell’ingegno (ovvero le violazioni del copyright), il pericolo di diffamazione e la sicurezza nazionale. In nome di questi rischi, diverse proposte vorrebbero mettere dei limiti al web. Alcune sono nascoste dentro a pacchetti di altra natura, in forma di emendamenti o di articoli, altre sono proposte specifiche e hanno la veste di leggi speciali a tutti gli effetti.

Da principio, sostiene una recente inchiesta del settimanale L’espresso firmata da Alessandro Gilioli, fu il decreto Pisanu sui punti di accesso alla rete pubblici, del 2005 (cui l’onorevole del Pdl Roberto Cassinelli  propone alcune migliorie in materia di identificazione dell’utente).
Si passa poi all’articoletto “ammazza-blog” del disegno di legge Alfano, che detta nuove norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Ci sono anche le due proposte di legge firmate da Gabriella Carlucci e Gaetano Pecorella. La prima prevede in particolare il divieto di immettere in rete contenuti in forma anonima; la seconda estende ai siti internet aventi natura editoriale (e questa è la frase boomerang: chi rientra in questa categoria?) le norme della Legge sulla stampa (47/1948).

Insomma le nuove norme per il web invocate dal ministro dell’Interno contano numerosi precedenti. Per rendersene conto basta consultare sul sito di Apogeo la sintesi ragionata e in fieri di tutte le leggi, le proposte o i decreti che riguardano la rete. Ci sono anche le iniziative di indirizzo opposto a quelle sopra menzionate, come il disegno di legge S. 1710 “Vita Vimercati”, che mira a garantire la neutralità delle reti di comunicazione, o la legge firmata dall’onorevole dell’Ulivo Renzo Lusetti, che introduce il cosiddetto fair use di opere protette in caso di utilizzo per fini didattici .

Tra le tante proposte figurano anche quella di Luca Barbareschi, riguardante la pirateria digitale, o le nuove regole per la tutela del diritto all’oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini, proposte dall’onorevole Caterina Lussana della Lega Nord.

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