Fini: maggioranza non può riscrivere regole a suo piacimento

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Lo ha detto il presidente della Camera intervenendo in Consiglio comunale a Prato. E sull’immigrazione: “Non vi può essere integrazione se non c'è la legalità”. Il suo discorso contestato da un piccolo gruppo di leghisti

"Sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell'alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani". Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini, in un passaggio del suo intervento alla seduta straordinaria del consiglio comunale di Prato, in occasione dei 720 anni della realizzazione della sala consiliare.

"Riscrivere le regole - ha sottolineato Fini - deve necessariamente comportare l'impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa. Perché le regole riguardano tutti, perché le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano". Secondo il presidente della Camera "e' proprio la nostra Costituzione ad indicare con chiarezza le modalità attraverso le quali e' possibile modificare la Costituzione -ha osservato Fin i- E' certamente possibile farlo avvalendosi di maggioranze ordinarie, ma in quel caso si è sottoposti all'assenso dell'unico soggetto che in una democrazia è sovrano: il corpo elettorale. E l'esperienza recente deve insegnare a tutti che, se vogliamo riforme condivise in grado di gettare solide basi di credibilità delle istituzioni per il prossimo futuro, non ci si deve stancare di cercare il confronto ed evidenziare positivamente quello che può unire, mettendo in disparte o in secondo piano tutto ciò che può dividere". Parlando poi delle "riforme strutturali", Fini ha sottolineato che "il Paese non può continuare a dilaniarsi come in una perenne campagna elettorale".

Il presidente della Camera ha poi affrontato il tema dell'immigrazione, sottolineando che “non ci può essere integrazione senza legalità”. “Ci si integra solo se si è disposti a vivere in condizioni di rispetto della legalità. Se è doveroso da parte dell'Italia rispettare la cultura d'origine e le identità delle donne e degli uomini che vengono a partecipare con il loro lavoro alla crescita della nostra società, dobbiamo anche chiedere loro di rispettare le nostre leggi, parlare la nostra lingua, mandare i figli nelle nostre scuole, far proprio il valore della dignità della persona che è alla base della nostra cultura. Non si possono reclamare solo diritti senza essere pronti ad adempiere ad altrettanti precisi doveri”.

Mentre il presidente della Camera parlava, davanti al Comune un piccolo gruppo di leghisti ha atteso il presidente della Camera, con indosso magliette nere con scritto “No al voto agli immigrati” e “Ora di Islam a scuola, no grazie”. In seguito, Fini si è fermato brevemente per uno scambio di battute con i manifestanti affermando che “sul tema la pensiamo in maniera diversa”». La contestazione, pacifica, si è conclusa poco dopo.

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