Casini-Rutelli: tutte le strade portano al Centro

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Per quasi un ventennio hanno militato su fronti opposti, divisi da temi etici e ambientali. Una distanza che in questi ultimi mesi è sensibilmente diminuita fino all'annuncio di un nuovo progetto politico insieme


di Filippo Maria Battaglia

Quando uno era consigliere comunale della Dc a Bologna, l’altro era stato appena nominato segretario del partito radicale. Il primo sarebbe presto diventato il delfino del doroteo Antonio Bisaglia, l’altro il nuovo pupillo di Marco Pannella.
All’inizio degli anni Ottanta Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli non avevano molto in comune, se non il fatto di essere tra i pochissimi under 30  a fare il loro ingresso per la prima volta alla Camera dei deputati. Era il 1983 e per molto tempo ancora le cose non sarebbero cambiate.
Ecco perché, a distanza di un quarto di secolo, ritrovare insieme i due golden boy della politica nostrana a qualcuno può fare un certo effetto
Durante tutti gli anni '80 e '90, Casini e Rutelli si sono infatti fronteggiati su schieramenti opposti: mentre il primo faceva il suo ingresso nella direzione nazionale della Balena Bianca, il secondo diventava nuovamente deputato, ma passava presto nelle fila dei Verdi. E quando il pentapartito iniziava a implodere sotto i magli delle indagini giudiziarie che mettevano in luce il sistema di corruzione e di finanziamento illecito del vecchio pentapartito, Rutelli, neoministro dell’Ambiente nel governo Ciampi, si dimetteva dopo un solo giorno dalla nomina in polemica con il parlamento che negava l’autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi.
Casini era ancora dall’altra parte, a fianco di un altro leader della "Prima Repubblica", il democristiano Arnaldo Forlani. Uno scenario che non cambiava neppure quando l’ormai ex radicale si candiava a sindaco di Roma nelle fila dei progressisti: in quei giorni, il leader del neonato Ccd era tra i più attivi a darsi da fare per cercare un’alternativa, all’inizio identificata in Rocco Butiglione.
Salito in Campidoglio, Rutelli restava almeno per qualche anno (la definizione è di Luigi Berlinguer) il “simbolo dello schieramento progressista, capace di vincere, con un ambientalista, nella città devastata dalla speculazione”. Visione totalmente diversa da quella di Casini - e siamo già nel 2000 - secondo cui l’ex sindaco di Roma, ormai candidato premier del centrosinistra, era solo “un leader di plastica, non come Berlusconi".
Eppure, al netto di certi incidenti di percorso, la lunga marcia di avvicinamento al centro da parte di Rutelli proseguiva ininterrotta. Prima come fondatore dei Democratici, poi come presidente della Margherita. In mezzo al percorso, una conversione al cattolicesimo e un matrimonio celebrato in chiesa nel 1995 dal cardinale Achille Silvestrini. E ancora l’incarico di ministro dei Beni Culturali, la fondazione del Partito democratico e una nuova sfida, a quasi quindici anni di distanza, come candidato sindaco di Roma, stavolta persa contro l'ex missino Gianni Alemanno.
Dopo più di un decennio da alleato del centrodestra, Casini, intanto, restava all’opposizione sia col governo Prodi che con il nuovo esecutivo Berlusconi, lanciando il "grande centro" e incassando la stima dell'ormai ex avversario. Obiettivo? Mandare in soffitta "un bipolarismo ormai molto e sepolto", che però anche lui, con la scelta di allearsi nel '94 con il Cavaliere, aveva inevitabilmente contribuito a instaurare.  
La linea era ormai tracciata: dapprima i temi etici (con Rutelli sempre più polemico nei confronti del Pd) poi le riforme istituzionali e la crisi economica da affrontare "senza il clima da scontro di questi giorni".
Il resto è cronaca di questi giorni con aperture che, da velate, diventano sempre più esplicite. L'elezione di Bersani a segretario del Pd accelera un avvicinamento vissuto ormai come inevitabile perchè "il Pd ha sprecato un patrimonio anziché costruirne uno nuovo". Adesso, con le regionali alle porte, è Rutelli ad annunciare: "mi metterò al servizio di una nuova offerta politica". Per Casini, l'ex radicale non è più un "leader di plastica"; per ques'ultimo, invece, il leader Udc è ormai diventato un "interlocutore essenziale".

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