Mancino: per Napolitano il caso Mesiano è inquietante

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La prima commissione del Csm bacchetta il premier e il servizio di Mattino 5 sull'autore della sentenza Lodo Mondadori: tentativo di condizionare i giudici. Il vicepresidente Mancino dichiara di aver informato il capo di Stato sulla vicenda

La Prima commissione del Csm ha approvato all'unanimità la proposta di risoluzione su Raimondo Mesiano, il giudice che ha condannato la Fininvest al risarcimento di 750 milioni di euro a favore della Cir di De Benedetti nel Lodo Mondadori. La risoluzione a tutela di Mesiano è passata al plenum, che si è aggiornato al pomeriggio.

Prima le dichiarazioni di Silvio Berlusconi, quando ha detto che sul giudice Raimondo Mesiano "se ne vedranno delle belle", poi il servizio di Mattino 5 "destano allarmata preoccupazione" poichè possono "produrre oggettivamente una forma di condizionamento per ciascun magistrato ell'esercizio della funzione giurisdizionale, in particolar modo allorquando si tratti di decidere controversie nelle quali siano parti soggetti di rilevanza istituzionale ed economica". E' quanto rileva il Csm nella delibera approvata dalla prima Commissione sulla vicenda. 

In apertura di seduta il vicepresidente Nicola Mancino ha riferito di aver informato il presidente Napolitano sulla scelta di trattare con urgenza la pratica di tutela. "Il presidente della Repubblica è consapevole delle inquietanti connotazioni della vicenda" ha riferito Mancino.

Il Capo dello Stato, ha riferito il vicepresidente, "si è mostrato consapevole delle inquietanti connotazioni della vicenda e del fatto che in base ad esse la pratica tutela è stata aperta".
La pratica, ha rilevato Mancino, andrà ovviamente trattata "dal plenum valutando la sussistenza dei presupposti richiesti dall'articolo 21 bis del regolamento interno, inerente proprio questo tipo di pratiche.
In merito poi al clima "che deve ispirare i rapporti tra politica e giustizia - ha aggiunto Mancino - è opportuno il richiamo alle considerazioni di carattere generale e all'invito al reciproco rispetto e al sereno confronto esposti dal Capo dello Stato in più occasioni e, diffusamente, anche davanti al Csm nella seduta del 14 febbraio 2008, dove ricordò, tra l'altro, che occorre prestare la massima cura a non superare il senso del limite e della responsabilità per ricreare un giusto clima di rispetto, riservatezza e decoro intorno al processo. Questo vale per tutti - ha concluso Mancino - non solo per noi".


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