Bersani, Franceschini, Marino: il giorno del faccia a faccia

Bersani, Franceschini e Marino
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In vista delle primarie del 25 ottobre i tre candidati alla segreteria di partito hanno discusso davanti alle telecamere di Youdem (canale813 SKY) di alleanze, conflitto di interessi, laicità e omofobia. E Twitter sceglie il chirurgo siciliano

Quasi due ore. Tanto è durato il confronto tra i tre candidati alla segreteria del Pd, Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino, ospitato presso l'Acquario di Roma.

Un lungo dibattito quello trasmesso in diretta su Youdem TV (canale 813 della piattaforma Sky), in streaming su SKY.it e sul web (leggi anche: Twitter sceglie Marino), e condotto dai giornalisti Maurizio Mannoni e Tiziana Ferrario, nel corso del quale i candidati alla guida del Partito democratico hanno parlato di alleanze, conflitto di interessi, laicità e omofobia.

"Se sarò rieletto segretario mi impegno a fare una opposizione più ferma e intransigente e mi metterò di traverso con tutte le mie forze per evitare una nuova nuova stagione di inciuci, sorrisi e pacche sulle spalle che già 12 anni fa ci ha impedito di fare la legge sul conflitto di interessi", ha detto Franceschini. E ha aggiunto: non si può fare accordi con chi "calpesta le regole, il Parlamento, gli organi di garanzia".

Per Bersani "il più grande anti-berlusconiano è chi lo manda a casa" e per farlo serve "una grande alleanza". "Bisogna rafforzare un partito che si rivolge a tutto l'arco del centrosinistra, io non sono per un partito col trattino o con divisioni di compiti" sostiene l'ex ministro. E aggiunge: "Dobbiamo rioganizzare il cantiere dell'Ulivo" e puntare su un "progetto di alleanze con le forze in Parlamento, con il Prc nè noi nè loro intendiamo lavorare per una alternanza di governo". Bersani ha aggiunto: "Io sono per preservare il bipolarismo, ma non si può accettare una legge elettorale dove i parlamentari si nominano. Anche io sono per un meccanismo che assicuri la stabilità della maggioranza nella legislatura, sono contro i giochetti, ma con un sistema elettorale potabile". E ha sottolineato: "Su una piattaforma possiamo discutere con tutti, dobbiamo lavorare sul positivo, ricordando che abbiamo di là Berlusconi. Possiamo cavarci tutti i gusti che vogliamo, ma sono poca cosa se continua la deriva populista".

Marino insiste sulla laicità: "Se non credi nell'uguaglianza delle persone non puoi stare nel Pd e perchè quelli che non si sentono laici dentro il cuore a questo giro non li lasciamo a casa? La Binetti doveva essere lasciata a casa due anni fa" quando creò problemi con il suo voto sulla sopravvivenza del governo Prodi.
Ed è lo stesso Marino che attacca i suoi avversari sul conflitto di interessi e li considera tra i responsabili di non aver fatto una legge efficace in merito, nonostante sia Bersani che Franceschini "avessero un ruolo importante nel secolo passato". Un errore grave, per Marino, che durante il confronto su Youdem, ha affermato che se fosse stata approvata una legge in tal senso "non ci ritroveremmo con questo problema".

Appello finale. Finisce con una nota in armonia il confronto tra Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino, tutti concorsi sulla necessità di presentarsi massicciamente al voto del 25 ottobre.
Ma nel minuto finale del confronto a tre, i candidati cercano di differenziarsi nella proposta politica. Franceschini punta sul superamento delle divisioni: pur se la corsa a tre ha avuto "anche delle asprezze, dal giorno dopo saremo uniti".
Bersani ribadisce il legame sociale del Pd, esprimendo "la certezza che se ci mettiamo dalla parte dei più deboli, di chi lavora, costruiamo una società migliore per tutti; questo è il nostro mestiere". Marino, infine, promette un partito "laico, unito, che decida, che vinca e torni al governo del Paese".

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