Lodo Alfano, il Colle: "Nessun patto con il governo"

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Il Quirinale stoppa le polemiche: la firma al Lodo non poteva in nessun modo essere "garanzia" di giudizio favorevole della Corte. Nel bocciare il testo la Consulta si è basata sul caso Previti del 2005

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Continua a far discutere la sentenza della Consulta sul Lodo Alfano. Dopo le tensioni con il premier e le accuse pubblicate sul Giornale diretto da Vittorio Feltri, il Quirinale mette un punto fermo: non sono mai stati "stipulati patti" su leggi la cui iniziativa, com'è noto, spetta al Governo, e tantomeno sul superamento del vaglio di costituzionalità affidato alla Consulta. "Una volta rilevata, da parte del presidente della Repubblica, la palese incostituzionalità dell'emendamento "blocca processi" inserito in Senato nella legge di conversione del decreto 23 maggio 2008, il Consiglio dei Ministri, si legge nel comunicato, ritenne di adottare il disegno di legge Alfano in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato. Il presidente della Repubblica ne autorizzò la presentazione al Parlamento, e successivamente, dopo l’approvazione da parte delle Camere, promulgò la legge. Tale promulgazione, comunque motivata, non poteva in nessun modo costituire "garanzia" di giudizio favorevole della Corte in caso di ricorso". Dal Quirinale si sottolinea che "il rispetto dell'indipendenza della Corte Costituzionale e dei suoi giudici, doveroso per tutti, ha rappresentato una costante linea di condotta per qualsiasi presidente della Repubblica".

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