La Consulta boccia il lodo Alfano: è illegittimo

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La Corte: serve una legge costituzionale. Silvio Berlusconi: "Vado avanti. Guidici di sinistra". E poi attacca anche il Quirinale, che ribatte: "Il presidente della Repubblica sta dalla parte della Costituzione"

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La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il Lodo Alfano, ossia la legge che prevede la sospensione dai processi penali per il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio e i presidenti di Camera e Senato. La decisione, pare, è stata presa a maggioranza (9 contro 6).

La legge è stata bocciata perché viola l'articolo 138 della Costituzione, secondo cui c'è bisogno di una legge costituzionale per modificare il dettato della Carta, e l'articolo 3 sull'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

La sentenza di illegittimità implica la riapertura dei processi penali contro Silvio Berlusconi che erano stati sospesi all'entrata in vigore del Lodo.

Il presidente del Consiglio ha prima sostenuto in una nota scritta che "non posso non rispettare il responso della Corte Costituzionale nel quadro di un sistema democratico", sottolineando che "la solidità di questo governo non è in alcun modo intaccata da questo pronunciamento". Successivamente Berlusconi ha aggiunto: "La Consulta è politicizzata, è di sinistra (....) Con una corte Costituzionale con undici giudici di sinistra era impossibile che lo approvassero (...) Dopo tutto, la sintesi è: meno male che Silvio c'è" (guarda il video e le foto). E ancora: "Napolitano? Il capo dello Stato sapete voi da che parte sta...".  Arriva a stretto giro la replica del Colle: "Tutti sanno da che parte sta il Presidente della Repubblica. Sta dalla parte della Costituzione, esercitando le sue funzioni con assoluta imparzialità e in uno spirito di leale collaborazione istituzionale". Ma la nota del  Quirinale non ferma la polemica. Berlusconi ribatte: "Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato. Mi sento preso in giro e non  mi interessa...".

Pierluigi Bersani (Pd): "Ora il premier continui il suo mestiere e si rimetta alla decisione della Corte. Il presidente del Consiglio è un cittadino come tutti gli altri ". Concetto ribadito anche da Dario Franceschini. Di Pietro gioisce, mentre Fabrizio Cicchitto parla di "un processo di politicizzazione della Corte che si schiera sulla linea dell'attacco a Berlusconi".

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