Messina, fango e polemiche

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Berlusconi: ''Nessun cittadino colpito da queste tragedie naturali può dire di essere stato abbandonato''. Il governatore Lombardo: ''Mi impegno a combattere il clientelismo criminale''.

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A Messina è l’ora delle recriminazioni e delle accuse, mentre ancora si scava alla ricerca dei corpi dei tanti dispersi sotto il fango di una alluvione annunciata. Ieri il premier Silvio Berlusconi, sorvolando in elicottero le zone delle tragedie, aveva parlato del disastro come di "un'emergenza idrogeologica eccezionale" per via delle precipitazioni troppo abbondanti. Il premier ha comunque assicurato che "nessun cittadino colpito da queste tragedie naturali può dire di essere stato abbandonato".

Sulla situazione drammatica nelle zone alluvionate interviene oggi anche il governatore siciliano Raffaele Lombardo: "Non possiamo più tollerare alcun abuso o abusivismo edilizio. Dobbiamo rimboccarci le maniche, invertire la tendenza, essere inflessibili, demolire quello che non è stato demolito". Il presidente della Regione Siciliana si è quindi impegnato a "combattere il clientelismo criminale". "Esiste un clientelismo che, ad esempio con le demolizioni mancate, può portare a eventi drammatici come quelli che hanno fatto perdere la vita a 23 persone".

Lombardo ha anche annunciato il ritiro del disegno di legge sul piano case in Sicilia "che giace da qualche mese all'Assemblea regionale siciliana". "Non potrà che essere rivisto, lo ritireremo e lo rivedremo". "In Sicilia, soprattutto a Messina - ha spiegato - ci sono territori, in cui l'equilibrio idrogeologico è fragilissimo e credo che di queste alterazioni ce ne siano state più che in altre parti. Andare a pensare di riedificare con il trenta per cento in più sarebbe da folli, quindi il ddl va ritirato". "In molti casi bisognerà trovare un accordo con i cittadini affinché molte delle case colpite dalla frana vengano lasciate e demolite per essere costruite altrove, dove non si possono più verificare fatti di questo tipo".

Lombardo ha poi messo in chiaro che "i soldi del Ponte di Messina non potranno essere spesi né su Scaletta Zanclea né su Giampilieri, perché si tratta in gran parte di Progetto di finanza, quindi chi parla d'altro dice sciocchezze senza sapere di dirle". Ed ha ribadito: "Il motivo per cui si fa il ponte è proprio quello che ci sono altre infrastrutture da realizzare, perché con il ponte non potrà non esserci l'Alta velocità e altre infrastrutture".
La polemica sul ponte e la sua futura realizzazione era stata innescata anche dalle parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, subito dopo la tragedia di Messina, aveva parlato della necessità di avere "un piano serio piuttosto che opere faraoniche".

Sul ponte interviene anche il ministro delle Infrastrutture Alveo Matteoli, il quale ieri era stato duramente contestato dal comitati "No Ponte". Il ministro ha assicurato che l'opera si farà: "I lavori che dovrebbero partire presto per la costruzione del ponte non realizzano nemmeno un metro del ponte ma sono opere collaterali che molto probabilmente se si fossero già fatte forse il disastro sarebbe stato inferiore. Mi spiego meglio, ora noi andiamo a spendere 1,3 miliardi di euro per fare alcuni lavori in Calabria e in Sicilia , in provincia di Messina e in provincia di Reggio Calabria che sono migliorie al territorio anche per evitare disastri come questo e poi si costruisce il Ponte, quindi mi pare che il Ponte non possa essere messo in discussione".


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