Onorevoli dialetti: la politica riscopre il gergo regionale

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Mesi fa, era stata la Lega a proporre corsi di “tradizione locale” per alunni e insegnanti. Ora anche altri esponenti politici hanno deciso di usare l'idioma della propria regione per fare politica. E la Moratti viene tradotta in milanese

di Filippo Maria Battaglia

A sollevare il tema, ci aveva pensato qualche tempo fa la Lega, proponendo test di lingua e tradizione locale per gli insegnanti.
Ne era nata una querelle estiva infinita, con interventi di semiologi, linguisti, costituzionalisti e presidenti emeriti della Repubblica. Ma il Carroccio aveva tenuto il punto: giorni dopo, il ministro Calderoli aveva garantito la presentazione di una proposta legge per gli insegnamenti del dialetto in tutte le scuole elementari, fissando pure una data per l’approvazione (un anno circa).
Sembrava una sortita passeggera, destinata a restare confinata nelle calure agostane anche se sul web già aveva trovato conferme ed interesse.
Non è andata così: negli ultimi tempi, il popolo del gergo locale ha iniziato infatti a far sentire la sua voce, che non sempre ha coinciso con quella delle camicie verdi, ottenendo risultati spesso in bilico tra il serio e il grottesco.
Tra le ultime intemerate, quella dal marchio inconfondibilmente partenopeo di un eurodeputato del Pdl, Enzo Rivellini, che a Strasburgo, di fronte ad un attonito Barroso, ha deciso di lanciare un messaggio in napoletano.
Qualche giorno prima, è toccato al governatore ligure, il pd Claudio Burlando, che ha dato ordine di spedire alle associazioni regionali sparse nel mondo una cinquantina di kit skype. L'obiettivo? Poter videochiamare in rete, collegandosi con i nativi residenti nella regione. Per questo, il presidente ligure, non ha esitato a inviare saluti e istruzioni in puro dialetto genovese.
Ma gli uomini della Lega non sono rimasti con le mani in mano. E negli stessi giorni, a Sanremo, hanno fatto un altro tentativo: inserire una nuova categoria nel festival canoro più famoso d’Italia, dedicandolo esclusivamente alle “canzoni municipali”, scritte e interpretate, manco a dirlo, nei mille idiomi dello Stivale.
Persino in quel caso, però, non c'è stato niente da fare. Il Carroccio ha così ripiegato sul telegiornale in dialetto, in onda su Telepadania: un'edizione di dieci minuti in bergamasco con sottotitoli in italiano che faceva il paio con un numero del quotidiano di partito (la Padania) versione bilingue: metà in italiano, metà in veneto.
L’ultima sortita è arrivata alla festa provinciale del partito di Bossi: il sindaco di Milano Letizia Moratti ha assistito ad una sua traduzione in simultanea “affidata – hanno assicurato gli uomini del Carroccio – ad autentici professori di lingua lombarda”.
Un trattamento riservato a tutti gli invitati, da Roberto Castelli a Rosi Mauro, da Matteo Salvini a Roberto Maroni. Tutti tranne uno: “Bossi non si tocca – hanno spiegato le camicie verdi- Lui non si può tradurre, pensare di farlo sarebbe quasi una bestemmia”. Come a dire che di fronte a certe priorità, persino il più agguerrito dei vernacoli deve capitolare.

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