Giornale-Avvenire: l'attacco a Boffo colpisce Berlusconi

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Il premier prende le distanze dall'editoriale di Feltri contro il direttore del quotidiano cattolico: "Il principio del rispetto della vita privata è sacro e deve valere sempre". Ma è reazione a catena. In ballo i rapporti tra Vaticano e politica

Politica, Chiesa, editoria. E' una giornata ad alta tensione.
Silvio Berlusconi si dissocia dall'attacco de il Giornale al direttore dell'Avvenire Dino Boffo. "Il principio del rispetto della vita privata - si legge nella nota - è sacro e deve valere sempre e comunque per tutti. Ho reagito con determinazione a quello che in questi mesi è stato fatto contro di me usando fantasiosi gossip che riguardavano la mia vita privata presentata in modo artefatto e inveritiero. Per le stesse ragioni di principio non posso assolutamente condividere ciò che pubblica oggi il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire e me ne dissocio".

Tutto nasce dallo scontro aperto e durissimo fra il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri e quello del quotidiano della Cei Avvenire, Dino Boffo. Feltri con un editoriale oggi in prima pagina diffida Boffo dal voler ancora "lanciare anatemi e tirare le orecchie a Berlusconi" per la sua privata, accusandolo di appartenere alla categoria dei "finti moralisti" che hanno censurato il Premier per le sue condotte con le donne. Con dito (e penna) puntati contro Boffo per una presunta vicenda giudiziaria legata a questioni sessuali in cui il direttore di Avvenire, secondo Feltri, sarebbe stato coinvolto. Altrettanto dura e netta la replica di Boffo a Feltri: "killeraggio" definisce il suo articolo, smentendo l'esistenza dei fatti a lui attribuiti.
"Il direttore dell Avvenire - scrive Feltri nell'editoriale - non ha le carte in regola per lanciare anatemi furibondi contro altri peccatori, veri o presunti, e neanche per tirare le orecchie a Berlusconi. Il problema è che in campo sessuale ciascuno ha le sue debolezze ed è bene evitare di indagare su quelle del prossimo. Altrimenti succede di scoprire che il capo dei moralisti scatenati nel vituperare il capo del governo riveli di essere come quel bue che dava del cornuto all'asino. Mai quanto nel presente periodo - scrive Feltri, - si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinché i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche".

Boffo, però, non sembra preoccuparsene. "La lettura dei giornali di questa mattina - scrive il direttore di Avvenire in una nota- mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avvallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro, sul quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie". "Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra l'altro - controaccusa Boffo ancora all'indirizzo di Feltri- si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l'operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine di sporcare l'immagine del direttore di un altro giornale e disarcionarlo. Quasi che non possa darsi una vita personale e professionale coerente con i valori annunciati. Sia chiaro che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro. Al direttore del Giornale ora l'onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell'inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo. Nella tristezza della giornata, la consapevolezza che le gravi offese sferratemi da Vittorio Feltri faranno serena la mia vecchiaia".

Se la Cei si è affrettata a rinnovare fiducia al direttore del suo quotidiano ("Avvenire è giornale da lui guidato - si legge in una nota dei Vescovi italiani- con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza"), non è mancato un segnale netto del livello di tensione tra Vaticano e Governo: è stata cancellata la cena prevista proprio per oggi tra il premier Silvio Berlusconi e il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone. All'appuntamento con il cardinale si presenterà invece Gianni Letta.

A surriscaldare la giornata, le innumerevoli le repliche dal mondo politico seguite alla pubblicazione dell'editoriale di Feltri.
"La lettura dei giornali di oggi ci consegna un panorama desolante per la democrazia italiana". Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, che aggiunge: "Il Presidente del Consiglio, in evidente difficoltà, cita in giudizio le dieci domande che da mesi gli rivolge il quotidiano La Repubblica. Come se non bastasse, il Giornale, quotidiano di proprietà del premier, rivolge oggi un attacco strumentale al direttore dell'Avvenire Dino Boffo. Direi che la misura è colma: vengono colpite testate che hanno in comune una caratteristica principale, quella di esprimere il dissenso nei confronti dei comportamenti del Presidente del Consiglio". "Se a questo si somma - continua Anna Finocchiaro - la vicenda di Rai3 e i precedenti attacchi all'Unità e ad altri giornalisti televisivi, colpevoli di svolgere il loro mestiere, il quadro è completo. Siamo di fronte ad un attacco concentrico da parte del Presidente del Consiglio di questo Paese nei confronti della stampa che esprime e dà voce alle posizioni critiche nei confronti del suo operato". Il segretario del Pd, Dario Franceschini, esprime "piena solidarietà  a Dino Boffo e all'Avvenire. E' un segno di degrado vedere un giornale che usa la tecnica dell'intimidazione per limitare la libertà di  espressione e di opinione di un altro giornale". Dello stesso tenore le dichiarazione del candidato alle primarie del PD Pierluigi Bersani. Chiaro segnale al mondo cattolica le parole di Rosy Bindi: "Oggi si misura la distanza tra  Berlusconi, il mondo cattolico e il sentire etico più profondo del paese", dice la vice presidente della Camera: "Se Berlusconi non avesse un enorme conflitto d'interesse -  si domanda la deputata del Pd - avrebbe avuto la possibilità di sferrare un attacco così violento e intimidatorio nei confronti di Avvenire e Repubblica?".

Nel centrodestra c'è chi esprime solidarietà al direttore dell'Avvenire, come il ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, e chi si preoccupa di far prendere al Governo le distanze dal quotidiano della famiglia Berlusconi.
"E' un problema che riguarda un giornale, non un governo o le forze politiche", ha affermato il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri che, al Meeting di Comunione e liberazione, osserva: "Non approvo gli attacchi personali, che ho sempre deprecato. Sono deplorevoli gli attacchi nei confronti di Dino Boffo che con grande serietà svolge il suo lavoro. Dopodiché i giornali scrivono quello che vogliono assumendosene la responsabilità". Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera: "Se la senatrice Finocchiaro e  l'onorevole Bersani leggessero la dichiarazione del presidente  Berlusconi a proposito dell'attacco de il Giornale al direttore  dell'Avvenire potrebbero capire che non intendiamo in nessun modo  inseguire la Repubblica sul suo stesso terreno e cioè quello  dell'attacco alla vita privata dell'avversario. Quando la senatrice  Finocchiaro e l'onorevole Bersani prenderanno le distanze da la Repubblica su questo terreno allora potranno anche impartire  lezioni".

"E' cosa non qualificabile che per contrastare e far cessare (inutilmente crediamo) voci e idee che sono, anche senza pregiudizio politico, fuori dal coro e non classificabili secondo immediati schemi della politica, si vada a scandagliare nelle fogne, come ha fatto oggi il giornale di famiglia del Capo del Governo, nei confronti nel quotidiano dei vescovi, l'Avvenire, e del suo direttore Boffo". Parla il segretario della Fnsi, Franco Siddi. "Tanto palese appare infatti lo scopo: non tanto quello di informare ma quello di scagliare fango in modo da "pareggiare" mediaticamente conti improponibili. E' incredibile che, attraverso questa via, si voglia limitare e intimidire il giornale dei vescovi nella libertà di dire la loro in testimonianza dei propri principi di fede e al direttore e ai giornalisti di Avvenire di esercitare la loro funzione nell'opera di informazione e di critica senza travestimenti. Ogni giornale ha legittimamente una sua linea e ogni indirizzo diverso va rispettato, secondo, però, un'etica della convivenza che non può mai far venir meno la civiltà del confronto né ridurre gli accadimenti a occasioni di lotta feroce e di resa dei conti vendicativa tra fazioni e parti che magari stanno altrove".

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