Migranti, scontro Fini-Bossi. Senatur: vengono per uccidere

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Il presidente della Camera, ricordando il fenomeno dell'immigrazione italiana, chiede rispetto per tutti i lavoratori, anche quelli senza documenti. Dura replica del leader della Lega: "Noi andavamo a lavorare, non ad ammazzare la gente"

I musi neri ieri, così li chiamavano a Marcinelle, gli extracomunitari oggi. La storia si ripete, spesso capovolta. In visita in Belgio in occasione della tragedia della miniera che costò la vita a 136 migranti italiani, il presidente della Camera, Gianfranco Fini chiede rispetto per tutti i lavoratori anche quelli senza documenti. Rispetto per gli immigrati che anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, aveva voluto ribadire con forza in un messaggio: "La piena integrazione degli immigrati, ha affermato Napolitano, è un diritto fondamentale". Un denominatore comune Fini-Napolitano che contrasta con la posizione della Lega e della maggioranza sull'immigrazione, nei giorni in cui è entrato in vigore il reato di clandestinità. Durissime le affermazioni di Umberto Bossi in proposito: "Noi andavamo a lavorare, non ad ammazzare la gente". Da Pontida, il Senatur rilancia i temi cari al popolo del Carroccio: i dialetti che devono essere insegnati per legge a scuola e i salari, troppo bassi al Nord, che devono essere adeguati al costo della vita. L'ennesimo modo per tenere alta la tensione all'interno della maggioranza.

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