Gabbie salariali, quando lo stipendio era legato al carovita

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Furono introdotte del secondo dopoguerra come rigidi differenziali retributivi per macro aree geografiche e abolite nel 1969 grazie alla battaglia del movimento operaio

La Lega chiede "buste paga parametrate al costo della vita", anche se esclude il ritorno alle “gabbie salariali”. Il tema torna comunque d’attualità dopo 40 anni, da quando cioè le gabbie salariali furono abolite. Ma cosa erano?

NASCONO NEL DOPOGUERRA - Questo meccanismo fu introdotto nel secondo dopoguerra dall’accordo tra Confindustria e Cgil unitaria siglato il 6 dicembre 1945 e prevedeva che i livelli salariali fossero minori al Sud rispetto al Nord, rispecchiando così il diverso livello del costo della vita.

ITALIA DIVISA IN 14 AREE – Inizialmente erano previste solo per il Nord, che fu diviso in 4 zone con una differenza di reddito. Nel 1946 vennero estese al resto dell'Italia. In particolare, le gabbie previste dall'accordo sul conglobamento retributivo del 1954 per riordinare la struttura dei salari videro l'Italia divisa in 14 aree geografiche. Nel 1961 le aree vennero dimezzate e fu prevista una diminuzione dello scarto tra la prima e l'ultima dal 29% al 20%.

ABOLITE NEL '69 - Le gabbie furono definitivamente abolite del 1969, dopo anni di lotte operaie, durante le quali Cgil, Cisl e Uil avevano lanciato una vertenza nazionale sostenuta da scioperi e manifestazioni: il 21 dicembre 1968 fu l'Intersind (l'associazione padronale che rappresentava le aziende a partecipazione statale) ad accettare l'eliminazione delle gabbie, sia pure in modo graduale entro il 1971; poi toccò a Confindustria.

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