Alexander Langer: il viaggiatore leggero

Alexander Langer a Bolzano
1' di lettura

Sono passati quattordici anni dalla morte dell'europarlamentare sudtirolese. Resta ancora oggi una delle figure più atipiche e interessanti del panorama politico italiano ed europeo

di David Saltuari

14 anni fa, il 3 luglio del 1995, Alexander Langer si toglieva la vita nella campagna intorno a Firenze. Oggi, che i Verdi Europei, a cui lui ha dato tanto, si affermano in Francia e sono una realtà consolidata in Germania, questa figura politica, forse più europea che italiana, resta un esempio vivo e forte. Pacifista, ecologista, precursore delle problematiche della convivenza, Langer è sempre stato un politico pragmatico. Lontano da un approccio estetico alle questioni ecologiche e pacifiste, si è sempre speso per trovare applicazioni reali ai suoi ideali. Per Langer aveva senso parlare di pace e ambiente solo se si poteva concretamente realizzare qualcosa. Parlando dei vari incontri per la pace ai quali veniva inviato scrive "Spesso ho l'impressione che si tratti di una pace astratta, e di un pacifismo privo di strumenti per raggiungere i suoi obbiettivi".  Rifugiava un certo idealismo poco interessato alla concretezza dei problemi; "Credo che plurietnico sia bello, anzi, dico: plurietnico è bello, plurilingue è bello, pluriculturale è bello. Sono però anche consapevole che tutto ciò richiede una pedagogia, richiede ordinamenti, ha insomma bisogno di una quantità di cose." scriveva nel 1990.


L'esempio gli veniva da dove era nato e cresciuto. Quell'Alto Adige, che per molti oggi è solo una meta turistica o, al massimo, l'occasione per un anedotto un po' sgradevoli sui tedeschi (o sugli italiani, dipende da dove si viene) , è in realtà un territorio in cui convivono due gruppi etnici profondamente diversi tra di loro, uniti da una storia comune e, a volte, dolorosa. Chi è cresciuto in Alto Adige ha conosciuto quella leggera tensione tra gruppi etnici che portò il tedesco Alexander Langer, ancora bambino a chiedere alla madre "Ma perché noi non odiamo gli italiani?", marcando la differenza tra quella che è la quotidianità (sia tra italiani che tedesch) "in una situazione dove ognuno può recrimare torti subiti nel passato"? La convivenza pacifica era per lui una precondizione necessaria in una società più funzionale e migliore, anche da un punto di vistra strettamente materiale. E l'Alto Adige era il caso che portava ad esempio.

Era nei gruppi piccoli che Langer amava lavorare. Fin da ragazzo, quando superò le barriere linquistiche creando gruppi di studio misti dove italiani e tedeschi potevano per la prima volta scoprire le reciproche omissioni e reticenze. Un luogo in cui "ci sforziamo di fare in modo che le critiche ai tedeschi vengano formulate da tedeschi, e viceversa". Era, per Langer, necessario lavorare su ogni singola realtà. perchè "non esiste una formula che possa essere applicabile in tutti i casi. Ogni situazione è talmente ricca di complicazioni, di implicazioni particolari, che nessuna soluzione può automaticamente essere giudicata valida anche per altri casi." E chissà cosa penserebbe oggi del decreto sicurezza l'uomo che vent'anni fa scriveva "La convivenza pluri-etnica , pluri-culturale, pluri-religiosa, pluri-lingue, pluri-nazionale... appartiene dunque, e sempre più apparterrà, alla normalità, non all'eccezione. Ciò non vuol dire, però, che sia facile o scontata, anzi. (...) Non tutti si convinceranno che "inter-etnico è (può essere) bello"; anzi, risulta più popolare, nei fatti, lo slogan opposto ("etnico è bello"). Ma la realtà è che non esiste una astratta e teorica possibilità di scelta. Le società moderne sono altamente mescolate, solo attraverso una spaventosa dose di violenza si potrebbe ridurre ad omogeneità etnica gran parte del mondo d'oggi, e soprattutto le grandi città. Converrà allora investire le risorse scientifiche, culturali e morali nella ricerca di come si può migliorare la convivenza piuttosto che nella spiegazione del perché convivere è brutto ed oltrettutto innaturale,"


Alexander Langer è stata una figura troppo atipica nel panorama politico italiano per essere compreso fino in fondo. In un paese in cui ogni gesto, ogni dichiarazione viene letta come indizio di una tattica nascosta, l'attivismo quotidiano e disperato di Langer fa fatica ad essere inquadrato. Quando nel 1991 va in Albania per seguire, in qualità di deputato europeo, le prime elezioni libere, passa il tempo a compilare elenchi di nomi di cittadini albanesi dispersi in Italia. Per poi spendersi in prima persona per cercarli. Chiunque ha avuto l'occasione di conoscerlo ricorda una persona sempre di corsa e in affanno dietro ad un problema da risolvere, una situazione da capire. Chi lo ha conosciuto ricorda che Alexander Langer non parlava mai di sè stesso, parlava sempre delle persone di cui si stava occupando in quel momento. La guerra in Jugoslavia, contro la quale Langer, pacifista convinto, ma appunto pragmatico, era arrivato, non senza molti dubbi e incertezze, a chiedere un intervento armato, rimane il suo dolore più grande. Un fallimento di cui lui, ingiustamente, si sentì sempre responsabile.

Leggi tutto
Prossimo articolo