L'Europa volta le spalle alla sinistra

La composizione del nuovo parlamento europeo
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In quasi tutti i Paesi, i socialisti perdono consensi. Le uniche eccezioni in Grecia, Danimarca e Svezia. In Spagna i popolari di Raoy superano il Psoe di Zapatero. I laburisti toccano il loro minimo storico. Guarda la fotogallery

Le quattro eccezioni fanno il nome di Grecia, Danimarca, Malta e Svezia. Il resto del continente porta con sè l'ombra di una sconfitta piuttosto netta.
Il voto delle elezioni europee non premia la sinistra.
Il dato più clamoroso è quello francese. I socialisti guidati da Martine Aubry ottengono infatti uno dei peggiori risultati di sempre, fermandosi al 16,76%, anche grazie all'ottima performance della formazione Europa Ecologia di Daniel Conh - Bendit, che prende qualche migliaio di voti in meno.
La consultazione continentale non premia neanche la Spd tedesca, rimasta ferma al 20,8%.
Ancora più clamoroso lo stop in Spagna del partito di Zapatero, sconfitto dai popolari di Mariano Raoy, che ottengono il 42, 23% contro il 38,51% del Psoe.
In Olanda, il principale partito di sinistra, il PvdA, tocca il 12,1%, poco più della metà  del CdA, il partito cristiano democratico guidato dal premier Jane Peter Balkenende.
Risultato analogo in Ungheria, dove la coalzione progressista al governo del premier Gordon Bajnai si ferma a poco più del 17%, e in Austria, con i socialdemocratici del cancelliere Werner Feymann che si attestano al 23,9%.
Le cose vanno persino peggio per il premier inglese Gordon Brown: anche a causa dello scandalo dei falsi rimborsi spese, che avevano portato a un rimpasto del governo e alle dimissioni del ministro dell'Interno, i laburisti toccano il loro minimo storico, raggiungendo appena il 16% dei consensi.


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