Referendum, si vota per cambiare la legge elettorale

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La consultazione è prevista per domenica 21 e lunedi 22 giugno: perché la votazione sia valida deve recarsi alle urne oltre il 50% degli aventi diritto. Non accade dal 1995: per questo i partiti contrari invitano all'astensione. Pd e Pdl sono per il sì

Sono tre i quesiti posti dai referendum del 21 e 22 giugno 2009 e intendono modificare la legge elettorale vigente, che prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di cui possono beneficiare le coalizioni dei partiti.

Le prime due domande riguardano le norme per l’elezione della Camera dei Deputati (scheda verde) e del Senato (scheda bianca). Se vinceranno i sì, sarà abrogata l'assegnazione del premio alle coalizioni, che verrà invece attribuito alla singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti.
Uno scenario ben diverso da quello attuale: come i precedenti esecutivi, anche il governo Berlusconi è appoggiato infatti da una coalizione formata da più partiti: Pdl, Lega ed Mpa. Nel 2008, grazie all'attuale legge elettorale, a beneficiare del premio di maggioranza sono stati tutte e tre le formazioni. Se passerrano le modifiche referendarie, ad ottenere il premio sarà invece solo la lista più votata, che godrà di una maggioranza in grado di governare senza la necessità di allearsi con i partiti più piccoli. La soglia di sbarramento sarà inoltre elevata al 4% alla Camera e all’8% al Senato. Votando sì al terzo quesito (scheda rossa) saranno inoltre vietate le candidature multiple in più collegi. Oggi infatti una persona può condidarsi in diverse parti d'Italia (che viene appunto suddivisa in circoscrizioni) e decidere poi, se eletto, per quale seggio optare.

La consultazione referendaria sarà valida solo se avrà votato il 50% degli aventi diritto al voto. A promuoverla, è stato il Comitato promotore dei referendum elettorali presieduto da Giovanni Guzzetta e coordinato da Mario Segni. La raccolta delle firme si è svolta fra il 24 aprile e il 24 luglio 2007. Dopo la verifica della Cassazione, è arrivato anche l'okay dalla Corte Costituzionale, che il 16 gennaio 2008 si è pronunciata in favore dell'ammissibilità del referendum.
La consultazione è stata però rinviata di un anno per la caduta dell'ultimo governo Prodi. Si sarebbe così dovuta svolgere in una delle domeniche comprese fra il 15 aprile e il 15 giugno 2009. I referendari avevano chiesto l'accorpamento con l'election day del 6-7 giugno, per ottenere un risparmio stimato tra i 200 e i 400 milioni di euro e scongiurare la bassa affluenza.
Dopo il no di alcune forze politiche, Lega Nord in testa, il Parlamento ha approvato un disegno di legge che lo ha spostato al 21 giugno. Il Pdl si è schierato in favore del si. Stessa posizione ha assunto la direzione del Pd,  sebbene diversi esponenti del partito (tra gli altri, Vannino Chiti e Francesco Rutelli) si siano detti contrari.
Lega Nord, Italia dei valori, Udc e sinistra radicale hanno invitato i propri elettori a non votare e ad invalidare così la consultazione.

L'ultima volta che i referendum hanno superato la soglia del 50% degli aventi diritto al voto risale al giugno 1995: si votava per 12 quesiti, dalle norme elettorali comunali alla regolamentazione della raccolta pubblicitaria. Le successive sei consultazioni non hanno mai ottenuto il quorum richiesto dalla legge (la più recente, datata giugno 2005, riguardava la regolamentazione della procreazione assistita e i votanti si fermarono al 25% circa degli aventi diritto). Anche per questo, i partiti contari ai quesiti referendari invitano i propri elettori a disertare il voto.

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