Islam, nelle moschee americane scoppia il problema dell'inglese

Le nuove generazioni di musulmani americani non sono abituate all'uso dell'arabo e vorrebbero passare ad un più comprensibile inglese. Ma per alcuni così si mette a rischio l'identità religiosa
  • Sana Rahim è nata e cresciuta in Wyoming da genitori pakistani. La sua lingua madre è ormai l’inglese e l’arabo, che usa in moschea le è quasi incomprensibile
  • Per lei, come per molti suoi coetanei, l’uso rituale dell’arabo nelle moschee rischia di diventare un ostacolo nell'espressione della propria fede
  • Tra i giovani musulmani americani si è aperto negli ultimi anni un dibattito su quanto inglese possa essere usato in moschea senza tradire la tradizione
  • La Juma’a, la preghiere rituale del venerdì, non è messa in discussione. E’ obbligatorio recitarla in arabo. Ma non è così per i sermoni e le altre preghiere
  • Alcuni sostengono che i sermoni dovrebbero essere nella stessa lingua in cui li faceva Maometto. Ma i giovani musulmani americani sono dell’idea che l’Islam è universale e i sermoni dovrebbero essere nella lingua del luogo
  • Restare arabi ma rischiare di non farsi capire o cercare la comprensione con il rischio di “americanizzarsi”? Questo è il dilemma su cui si sta interrogando la comunità islamica americana
  • Per aiutare a trovare la propria moschea negli Stati Uniti è nato così il sito Salatomatic.com, una guida online, con tanto di scheda per ogni scuola islamica - Il sito Saltomatic.com