Auschwitz, rubato il cartello con la scritta "Il lavoro rende liberi"

La scritta, che campeggiava quattro metri sopra il cancello di accesso all'ex campo di concentramento nazista, fu realizzata su ordine dei nazisti nel 1940. E' stata sottratta da ignoti
  • 18 dicembre. E' stata rubata nella notte ad Auschwitz la targa posta all'ingresso del campo di concentramento, Arbeit Macht Frei', Il Lavoro rende liberi. Guarda il servizio di TG24
  • E' la prima volta che la targa con l'oltraggiosa scritta, realizzata dai prigionieri, viene sottratta dal posto in cui fu messa nei primi anni '40. Ai detenuti che passavano sotto al cancello al suono delle marce marziali eseguite da un'orchestra di deportati, la scritta ricordava in modo beffardo il destino di condannati ai lavori forzati e a probabile morte
  • Secondo quanto riferito, il cartello è stato svitato da una parte e 'strappato' dall'altra: le forze di sicurezza hanno subito avviato le ricerche, ma al momento non ci sono sospetti. Almeno 1,1 milioni di persone furono sterminate ad Auschwitz fra il 1940 e il 1945 quando il campo fu liberato dalle forze dell'Unione Sovietica
  • Il direttore del museo dell'Olocausto a Gerusalemme ha definito una "dichiarazione di guerra" il furto della targa con su scritto "Arbeit macht frei"
  • La targa, in metallo e forgiata dai prigionieri, era uno dei piu' sinistri esempi della propaganda nazista
  • La scritta, che campeggiava quattro metri sopra il cancello di accesso al campo, fu realizzata su ordine dei nazisti nel 1940 da un detenuto polacco del campo, il fabbro Jan Liwacz (numero 1010 di immatricolazione del Lager)
  • Per esprimere la sua contestazione e protesta contro la scritta, Liwacz, nel realizzarla, capovolse la lettera 'b' nella parola Arbeit
  • La Germania nazista sterminò dal 1940 al 1945 a Auschwitz-Birkenau circa 1,1 milione di persone, di cui un milione di ebrei. Le altre vittime del campo furono soprattutto polacchi, rom e prigionieri sovietici
  • "Arbeit macht frei", il lavoro rende liberi, era il motto crudelmente ironico che i nazisti avevano scelto per accogliere i milioni di prigionieri (in larga parte ebrei) stipati nei campi di concentramento
  • Considerata uno dei simboli del genocidio degli ebrei, essa fu apposta all'ingresso del campo di concentramento nel 1940 a dileggio dei più elementari diritti umani