Corea del Nord, dalle parole alle bombe: l'escalation di Kim Jong-Un

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Domenico Motisi

Il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un (Getty)

Il dittatore nordcoreano, più del padre Kim Jong-il, si è impegnato per dotare il suo Paese di armamenti capaci di spaventare l’Occidente. Solo nell'ultimo anno sono stati più di 10 i test balistici (anche con più missili) e gli esperimenti nucleari

Missili balistici, test nucleari e continue provocazioni verso Seul, Tokyo e Washington. L’escalation di minacce da parte della Corea del Nord e del suo dittatore Kim Jong-un si è fatta sempre più intensa negli ultimi anni, specie tra il 2016 e il 2017. Dalla prova nucleare del 9 settembre dello scorso anno, fino all’ultimo lancio missilistico del novembre 2017, sono più di 10 le dimostrazioni di forza (spesso riuscite e con più missili lanciati alla volta) che il governo di Pyongyang ha manifestato al mondo nell'ultimo anno. Neppure il padre Kim Jong-il e il nonno, il “grande leader” Kim Il-sung, avevano ostentato in modo così plateale la potenza militare nordcoreana.

L'escalation di minacce

Kim è salito al potere quando il padre è morto, nel dicembre del 2011. La sua dittatura ha da sempre preoccupato la Corea del Sud, il Giappone e gli Stati Uniti ma dopo la seconda metà del 2016 la sua escalation di minacce si è fatta sempre più imponente. In particolare, è il 9 settembre 2016 quando Pyongyang ha deciso di mostrare al mondo la sua potenza effettuando l'esperimento nucleare più potente della sua storia: il test coincideva con l'anniversario di fondazione della Repubblica popolare, nel 1948. Secondo un esperto statunitense di armi nucleari, Jeffery Lewis, la bomba esplosa era da 20-30 chilotoni. In quel caso, anche la Cina espresse una lamentela formale, mentre Barack Obama minacciò gravi conseguenze per il governo di Kim Jong-un. Fu l’ultima grande provocazione del 2016 ma già il 12 febbraio 2017 è arrivata un’altra minaccia di Pyongyang che, durante la visita del premier Shinzo Abe negli Stati Uniti, ha effettuato un test missilistico a medio raggio nel Mar del Giappone. Il presidente americano nel mentre non era più Barack Obama ma il successore Donald Trump, che risponderà più volte (finora solo verbalmente) alle provocazioni di Kim Jong-un.

Ancora missili verso il Giappone

Dopo il test effettuato durante la visita di Abe a Washington e l’inizio delle esercitazioni congiunte tra Seul e gli Stati Uniti, il 6 marzo del 2017, Pyongyang, violando ancora le risoluzioni Onu, ha lanciato quattro missili balistici verso il mare del Giappone, tre dei quali atterrarono nella zona economica esclusiva nipponica (Eez). Anche in questo caso, sono arrivate le reazioni di Donald Trump e del governo giapponese così come le nuove sanzioni da parte dell’Onu. Sanzioni che Pyongyang è tornata ad ignorare il 14 maggio 2017 quando ha lanciato un missile balistico che ha percorso 700 km per circa 30 minuti di volo prima di cadere nel Mar del Giappone. Si è trattato di un test a gittata superiore rispetto a quelli generalmente svolti in passato. Tuttavia, non è passato molto tempo prima di un'ulteriore prova di forza che è avvenuta il 29 maggio anche se è quella dell’8 giugno che ha fatto infuriare l’Occidente: la Corea del Nord ha lanciato una serie di missili balistici dalla città di Wonsan, sul versante orientale della penisola. L'obiettivo del leader nordcoreano Kim Jong-un è diventato quello di sviluppare un missile balistico intercontinentale (Icbm) in grado di colpire le navi degli Stati Uniti o le coste degli Usa. 

Un'estate di test e minacce

Il 4 luglio la Corea del Nord ha lanciato il suo primo missile balistico intercontinentale (Icbm) in grado di raggiungere gli Usa (l'Alaska) in totale violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite. "Il lancio odierno mostra chiaramente come la minaccia di Pyongyang diventi sempre più pericolosa", ha detto in quell'occasione Shinzo Abe mentre Trump invitava la Cina a fermare "una volta per tutte" il governo di Kim Jong-un. Parole che non hanno spaventato il dittatore nordcoreano visto che già il 29 luglio, al termine di un ulteriore test, ha affermato che "la Corea del Nord può colpire gli Stati Uniti continentali". Dopo il lancio, anche gli analisti hanno iniziato a pensare che un'ampia parte degli Usa, tra cui Los Angeles e Chicago, sia ormai nel raggio d'azione degli armamenti nordcoreani. Dopo un mese esatto da questa provocazione, tra il 29 agosto e il 3 settembre, Pyongyang ha prima lanciato un missile che ha sorvolato il territorio giapponese, poi ha testato una bomba a idrogeno destinata "ad armare un super missile intercontinentale". I due episodi hanno generato due terremoti di magnitudo 6.3 e 4.6.

Le ultime provocazioni

Prima del lancio del 29 novembre, in cui Kim ha ribadito di esser ormai una potenza nucleare e che tutti gli Stati Uniti sono nel suo mirino, l’ultimo test significativo è stato quello del 15 settembre quando un missile, dopo un volo di 3.700 chilometri, è caduto nel Nord del Pacifico non lontano dalla base americana di Guam. Secondo le analisi tecniche, diffuse da fonti militari di Seul, l'ordigno era un Hwasong - 12, un missile balistico a raggio intermedio (Irbm) e non un Icbm, intercontinentale, come i due Hwasong - 14 lanciati il 4 ed il 29 luglio ed in grado di raggiungere l'Europa e gli Usa. 

I missili della dinastia Kim

Kim Jong-un è il terzogenito del "caro leader" Kim Jong-il e nipote del “grande leader” Kim Il-sung, "fondatore" del Paese. Sulle figure dei tre dittatori non si sa molto, la maggior parte delle informazioni provengono dalla propaganda nordcoreana. Sono pochi i dati verificati e verificabili sui Kim, neppure la loro data di nascita ufficiale è mai stata confermata. L'ultimo in ordine di successione, Kim Jong-un, è quello dei tre che sta creando maggiori problemi all’Occidente anche se è in carica da pochi anni. È lui infatti quello che, almeno dal punto di vista dei lanci balistici e dei test nucleari, sta dimostrando maggiore frequenza e numeri molto più significativi rispetto ai suoi predecessori. Kim Il-sung, il nonno, è stato primo ministro dal 1948 e presidente dal 1972 al 1994, anno in cui morì e venne nominato "presidente eterno" della Corea del Nord. Durante la sua presidenza, si contano sette lanci missilistici, tutti tra il 1984 e il 1986. Dal 1990 alla sua morte ci furono altri 8 test ma per convenzione vengono già attribuiti al figlio Kim Jong-il che in quel periodo era comandante supremo delle forze armate e leader "in pectore" della nazione. Contando anche questi 8 missili, il successore durante la sua leadership, durata fino al dicembre del 2011, ne ha lanciati in totale 24. Pochi in confronto al suo terzogenito Kim Jong-un: dall’anno della sua ascesa al potere ad oggi sono 89 i missili testati. In tutti e tre i casi si tratta di test effettivamente riscontrati ma è probabile che ne siano stati effettuati altri che il governo di Pyongyang ha tenuto nascosti. 

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