Città galleggianti, nel 2020 primo prototipo nella Polinesia francese

Un esempio antico di città galleggiante: i mercatini di Can Tho, in Vietnam (Getty Images)
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Il governo ha dato il via libera a utilizzare il suo spazio marino per il progetto di una ong statunitense. Nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe rappresentare una soluzione all'innalzamento del livello degli oceani

Un modello di sostenibilità per il prossimo futuro potrebbe essere quello delle città galleggianti. Almeno nelle intenzioni di un progetto portato avanti dalla ong statunitense Seasteading Institute, che ha ottenuto l’autorizzazione del governo della Polinesia francese per realizzare entro il 2020 un prototipo di città di questo genere all'interno delle sue acque territoriali.

Città galleggianti: una necessità per il futuro

Non più materiale da fiction o da film come "Waterworld", dunque, ma un modello che potrebbe prendere vita tra qualche anno. "Un'idea insieme audace e semplicistica", come scrive il "New York Times": quella di creare in futuro "città galleggianti in acque internazionali", veri e propri "stati-nazione indipendenti e autosufficienti in mezzo al mare". Al centro del progetto c'è l'organizzazione no profit Seasteading Institute di San Francisco. Che dal 2008, anno della sua fondazione, ha speso quasi un decennio per convincere l'opinione pubblica che le costruzioni sull'acqua non fossero una pazzia. Del resto, l'aumento delle temperature su scala globale porta con sé l'inevitabile scioglimento dei ghiacciai ai poli: se il ghiaccio del Polo Nord che si trasforma in acqua non altera il livello complessivo degli oceani (si tratta sostanzialmente di acqua marina congelata), lo stesso non si può dire per i ghiacciai dell'Antartide e per quelli sulle terre emerse artiche, come Groenlandia o Canada. Già nel 2007 l'Ipcc, il panel per il cambiamento climatico dell'Onu, aveva previsto un innalzamento del livello degli oceani su scala mondiale compreso fra i 29 e gli 82 centimetri entro fine secolo. Da allora l'idea di costruire città galleggianti per sopperire al problema ha preso progressivamente corpo: un primo tentativo fu il progetto dello studio francese Vincent Callebaut Architectures, che aveva in mente un'isola artificiale da 50mila abitanti, naufragato per i costi elevati e la mancanza di sostegno delle istituzioni statali. Carte in regola che sembra invece possedere il programma dell'ong Seasteading Institute, che già a inizio 2017 aveva convinto il governo della Polinesia francese a sposare la sua causa.

Il via libera della Polinesia

La consapevolezza del rischio che correranno soprattutto gli insediamenti urbani costieri ha convinto il paese del Pacifico meridionale a prendere questa decisione. A gennaio di quest'anno, il governo della Polinesia francese ha dato il via libera alla ong per cominciare i test nel suo spazio marino. "La costruzione dovrebbe cominciare presto e i primi edifici galleggianti, nucleo della città, potrebbero già essere abitabili entro pochi anni". Grazie alla creazione di una nuova compagnia, la Blue Frontiers, il progetto è quello di edificare entro il 2020 una dozzina di strutture: case, hotel, uffici e ristoranti fatti di legname locale, bambù e fibra di cocco, oltre che di plastica e metalli riciclati. Il costo stimato? Circa 60 milioni di dollari, quasi 51,5 milioni di euro.

Il precedente prototipo

Un altro prototipo era stato pianificato nel 2010 per essere realizzato nella Baia di San Francisco, ma quel progetto non ha mai visto la luce, diventando addirittura parte della trama della serie tv "Silicon Valley". Ma ora, quella che il presidente del Seasteading Institute Joe Quirk e i suoi collaboratori vedono anche come un'opportunità di riscrivere le regole che governano la società ("nessuna terra, nessun conflitto" è il loro motto), potrebbe diventare realtà. "Potremo creare un'enorme quantità di differenti governi – conclude Quirk – adatti alle persone più disparate. Per vivere in pace, prosperità e innovazione".  

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