Trump cambia strategia sull'Iran e rompe l'accordo sul nucleare

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Pronta la nuova linea statunitense contro Teheran. Il presidente: "Regime fanatico, il mondo si unisca a noi. Lavoriamo a nuove sanzioni". Rohani: "Discorso grave". Il segretario di Stato Tillerson: non ci ritiriamo dall'intesa. Merkel-May-Macron: per noi resta valida 

Il presidente statunitense Donald Trump apre definitivamente il fronte contro l'Iran, con un’offensiva a tutto campo per limitare Teheran. Il tycoon ha annunciato che gli Usa non certificheranno l’accordo sul nucleare e ha attaccato duramente la potenza persiana. Il segretario di Stato Tillerson ha precisato che questo non significa il ritiro degli Usa dall'intesa e anche Merkel, May e Macron hanno detto che resta valida. La Casa Bianca intanto è pronta ad annunciare la nuova strategia contro l'Iran con un piano in 6 punti che non riguarda solo il nucleare ma anche missili, alleanze, lotta al terrorismo.  Dura la reazione di Teheran: Donald Trump ha pronunciato un "discorso grave", ha detto il presidente iraniano, Hassan Rohani. "L'accordo - ha affermato Rohani. Uno dei registi dell'intesa siglata nel 2015 - è stato ratificato dal Consiglio di sicurezza dell' Onu: come è possibile che un presidente decertifichi unilateralmente questo accordo? Non è un accordo bilaterale con Iran, Trump non può fare quello che vuole".

Trump contro l'Iran

"Non possiamo effettuare questa certificazione" per l'accordo con l'Iran sul nucleare "e non lo faremo”, ha detto Trump, sottolineando che ha dato istruzione alla sua amministrazione "a lavorare con il Congresso e con gli alleati, in modo che il regime iraniano non minacci il mondo". Gli Usa lavoreranno con gli alleati per contrastare l'Iran e per mettere nuove sanzioni a Teheran. Come presidente degli Stati Uniti, "il mio maggiore obbligo è garantire la sicurezza del popolo americano”, ha spiegato Trump aggiungendo che prenderà "misure per assicurarsi che l'Iran non acquisisca mai armi nucleari”. L'Iran è sotto il controllo di “un regime fanatico e l'accordo raggiunto sul programma nucleare è una delle peggiori e più sbilanciate transazioni che gli Stati Uniti abbiano mai intrapreso. Loro non rispettano lo spirito dell’accordo”.

Tillerson: non stiamo però uscendo dall'accordo 

La "decertificazione" dell'accordo nucleare sull'Iran non significa che gli Usa si ritirano dall'intesa adesso, ha spiegato il segretario di Stato Tillerson. Anche se "potremmo non essere in grado di correggere l'accordo". Dopo la de-certificazione dell'accordo sul nucleare iraniano il Congresso ha varie possibilità. Quella caldeggiata dal tycoon è emendare la legge Usa sulla certificazione eliminando la scadenza periodica dei 90 giorni per il presidente ed inserire dei “trigger point", una sorta di linee rosse oltre le quali le sanzioni scattano in modo automatico. Tra i paletti da non superare, Tillerson ha evocato la prosecuzione del programma missilistico balistico e il rifiuto di estendere la durata dei vincoli sulla produzione di combustibile nucleare. Inoltre Trump firmerà un ordine esecutivo contro le guardie della rivoluzione iraniane (Pasdaran), sollecitando sanzioni.

Merkel-May-Macron: per noi accordo resta valido 

Germania, Francia e Regno Unito "prendono atto" della decisione di Trump di non certificare l'accordo con l'Iran sul nucleare, ma restano "impegnate" a rispettarlo e a favorire una sua "piena attuazione da tutte le parti”. L’annuncio è stato fatto in una dichiarazione congiunta di Angela Merkel, Emmanuel Macron e Theresa May, nella quale si definisce il mantenimento dell'intesa nel "comune interesse nazionale" di Berlino, Parigi e Londra. Macron ha avuto un colloquio telefonico nel pomeriggio con l'omologo iraniano Hassan Rohani. Lo ha annunciato in serata l'Eliseo, precisando che nella telefonata si è parlato, fra l'altro, di "una visita in Iran del presidente francese, su invito del presidente Rohani". Si tratterebbe del primo viaggio di un capo di stato francese in Iran dal 1971. Fonti iraniane precisano che l'invito sarebbe stato fatto per il 2018.

Gentiloni: preoccupati come Francia, Germania e Regno Unito

Successivamente anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni si è schierato al fianco dei Paesi europei: "L'Italia - ha dichiarato il premier - prende atto della decisione del presidente Trump di non rinnovare la certificazione dell'adempimento da parte di Teheran dell'accordo sul programma nucleare iraniano (Joint Comprehensive Plan of Action - JCPoA) e si unisce alla preoccupazione espressa dai Capi di Stato e di Governo di Francia, Germania e Regno Unito per le possibili conseguenze. Preservare l'accordo corrisponde a interessi di sicurezza nazionali condivisi".

La Russia: Congresso Usa non distrugga accordo

Mosca e Teheran cercheranno di definire delle misure per preservare l'accordo sul nucleare iraniano: lo ha detto il vice ministro degli Esteri russo Serghiei Riabkov in un'intervista all'agenzia Interfax. La Russia spera che il Congresso Usa "non adotterà nessun provvedimento drammatico che comporti effettivamente il collasso", ha aggiunto Riabkov. 

Trump: “Il mondo si unisca a noi”

"È giunto il momento che il mondo intero si unisca a noi nel chiedere che il governo dell'Iran metta fina alla sua ricerca di morte e distruzione”, aveva detto alcune ore prima Trump annunciando l'approvazione di un nuova e più ampia strategia per l'Iran "in consultazione con il suo team per la sicurezza nazionale". L'amministrazione Trump "non ripeterà gli errori" di quella Obama, ha sottolineato la Casa Bianca 

La strategia contro Teheran

La nuova politica approvata dal presidente affronterà quindi non solo il nucleare ma "la totalità delle minacce derivanti dalle attività maligne del governo iraniano e cercherà di determinare un cambiamento del comportamento del regime" di Teheran. "È il punto d'arrivo di nove mesi di discussioni con il Congresso e i nostri alleati su come proteggere meglio la sicurezza dell'America", ha reso noto la Casa Bianca.

I punti del piano

La strategia mira a negare a Teheran non solo "ogni via per l'arma nucleare", ma vuole anche contrastare la minaccia di missili balistici e altre armi, "neutralizzare la sua influenza destabilizzante" nella regione e "contenere la sua aggressione, specialmente il suo sostegno al terrorismo e ai militanti”. Questi alcuni dei 6 punti chiave del piano. Tra gli obiettivi, negare a Teheran i fondi per le sue "attività maligne", "rivitalizzare le tradizionali alleanze" Usa e opporsi alle guardie della rivoluzione. Tra le attività nel mirino Usa anche il sostegno iraniano al regime di Assad, l'ostilità verso Israele, la minaccia alla libertà di navigazione, in particolare nel Golfo Persico, i cyber attacchi contro Usa, Israele ed altri alleati e partner degli americani in Medio Oriente.

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