Tensione tra Usa e Venezuela, Trump: "Non escludo opzione militare"

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Nicolas Maduro ha chiesto al presidente americano un incontro, ma dalla Casa Bianca chiudono ogni dialogo: "Abbiamo truppe in ogni parte, il Venezuela non è poi così lontano"

Dopo la Corea del Nord gli Stati Uniti aprono un nuovo fronte di tensione diplomatica. nel mirino della casa Bianca entra il Venezuela di Nicolas Maduro. Il presidente venezuelano ha lanciato un invito a Trump chiedendo un faccia a faccia durante l'Assemblea Generale dell'Onu che si terrà a New York a settembre, ma Trump chiude ogni possibile dialogo  e avverte che contro il Venezuela "l'opzione militare non è esclusa". Il presidente americano, parlando dal suo club privato di golf in New Jersey, dove sta trascorrendo le vacanze, ha spiegato che per contrastare il governo autocratico di Maduro sul tavolo ci sono diverse opzioni. "Abbiamo truppe dispiegate in ogni parte del mondo, anche in zone molto, molto lontane. Il Venezuela non è così distante e le persone stanno soffrendo e morendo".

Il Pentagono: "Non abbiamo ricevuto ordini sul Venezuela"

Parole che vengono poi corrette da Eric Pahon, portavoce del Pentagono che avverte di non aver ricevuto al ordine riguardo a una possibile opzione militare. "Se ce lo chiedono - ha aggiunto il portavoce della Difesa Usa - siamo pronti ad aiutare il governo nella difesa dei nostri interessi nazionali e dei nostri cittadini". Ma oltre alle parole dette da Trump in modo informale dal suo club privato di golf, dalla Casa Bianca è arrivata una onta che sottolinea come "il presidente  sarà lieto di parlare con il leader del Venezuela quando la democrazia sarà ripristinata nel Paese".

L'Onu contro Maduro: "Diritti umani a rischio in Venezuela"

A puntare il dito contro la violenza usata da Maduro è stato anche il responsabile del Comitato contro la tortura dell'Onu, Jens Modvig, che ha annunciato la richiesta di un incontro con le autorità venezuelane per discutere "il deterioramento dei diritti umani nel paese", alla luce del rapporto diffuso due giorni fa dall'Alto Commissario Onu per i diritti umani. All'Onu si è aggiunta anche l'Organizzazione degli stati americani (Osa), il cui segretario, Luis Almagro, ha detto che dispone di "prove sufficienti" che dimostrano che Maduro "ha commesso e commette ancora crimini di lesa umanità in Venezuela" e ha annunciato che promuoverà una denuncia al Tribunale penale internazionale (Tpi).

Maduro attacca leader sudamericani e opposizione

Il governo di Caracas, però ha respinto il rapporto Onu, accusando l'organismo di "ingannare platealmente la comunità internazionale sugli atti di violenza perpetrati dall'opposizione venezuelana dallo scorso aprile". In quanto ad Almagro, Maduro ha già proclamato da mesi che l'ex ministro degli Esteri uruguayano è in realtà un agente della Cia, pagato per danneggiare la sua immagine. In un lungo ed applauditissimo discorso davanti all'Assemblea costituente, il presidente venezuelano ha denunciato essere vittima di attacchi da ogni direzione: l'opposizione che promuove "violenza fascista", i paesi della regione, che "vogliono imporci un blocco", gli Usa, che finanziano "terroristi paramilitari" e la "borghesia parassitaria", vera responsabile a suo avviso della acuta crisi economica del paese. Contro tutti questi avversari, Maduro ha lanciato il guanto della sfida. Ai presidenti sudamericani che lo criticano ha detto che vuole "vederli faccia a faccia" in un vertice continentale, e a Donald Trump, appunto, che spera fargli cambiare idea sul suo paese, se accetta incontrarsi con lui a New York, a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu.

Le minacce all'opposizione

Le parole più dure, però, Maduro le ha riservate all'opposizione interna. Dopo aver insultato l'ex candidato presidenziale Henrique Capriles con uno scherzo omofobo, Maduro ha promesso che la Commissione della Verità della Costituente chiamerà a dichiarare "uno per uno" i suoi dirigenti, per punire chiunque "abbia istigato la violenza terrorista e fascista". "La Costituente è plenipotenziaria è potrà abolire qualsiasi tipo di immunità, perché l'immunità non vuole dire un permesso per delinquere", ha assicurato il presidente, che ha anche presentato un progetto di legge perché si punisca con pene che arrivano ai 25 anni quelli che ha chiamato i "delitti di odio". 

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