Libia, gruppo armato assalta carcere Tripoli e ne prende controllo

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Nella prigione erano detenuti esponenti dell'ex regime di Muammar Gheddafi, tra cui il figlio Saadi e l'ex capo degli 007 al Senoussi: sarebbero stati trasferiti in "luogo sicuro". La milizia sarebbe fedele al governo di unione nazionale. Ieri scontri in città: 28 morti

Una milizia armata, nella notte, ha assaltato e preso il controllo del carcere di Al Hadaba, a Tripoli. Nella prigione erano detenuti diversi esponenti dell’ex regime di Muammar Gheddafi, tra cui il figlio Saadi e l'ex capo degli 007 Abdallah al Senoussi. Non si sa ancora con certezza quale sia stata la sorte dei prigionieri, ma secondo diverse fonti sarebbero stati trasferiti in un “luogo sicuro”.

Due guardie sarebbero state uccise

Ad assaltare il carcere nella capitale della Libia, secondo i media libici, sarebbero state le brigate rivoluzionarie di Tripoli di Haitem Tajouri, vicine al governo di unione nazionale del premier Fayez al Sarraj. La prigione era gestita da una milizia filo-islamica vicina all'ex premier Khalifa al Ghawil ma non riconosciuta dal governo. Secondo alcune fonti, nell’assalto sarebbero state uccise due guardia. Alla radio tunisina Shems fm, l'attivista e membro del Consiglio superiore della magistratura in Libia, Khaled Ghouil, ha riferito che i prigionieri “stanno bene”.

L’assalto dopo una giornata di scontri

L’assalto al carcere è arrivato alla fine di una giornata di duri combattimenti tra milizie rivali a Tripoli. Secondo il ministero della Salute, ieri 28 persone sono rimaste uccise e oltre 130 ferite. Gli scontri erano iniziati al mattino. Sempre secondo fonti del ministero, la maggior parte delle vittime, una ventina, erano miliziani fedeli al governo di unità nazionale, sostenuto dall'Onu. Martin Kobler, inviato Onu in Libia, ha diffuso una dichiarazione in cui il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “condanna l'escalation di violenza a Tripoli e si appella a tutte le parti libiche alla moderazione, ribadendo che non c'è nessuna soluzione militare e che tutti devono sostenere il governo di riconciliazione nazionale”. Nel comunicato si fa riferimento anche all'escalation nel sud del Paese e all'attacco alla base aerea di Brak al Shati del 18 maggio, in cui risulta “l'esecuzione sommaria di miliziani e civili”.


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