Lavoro, gli italiani che lo trovano oltre il circolo polare artico

Un'aurora boreale nei pressi della città di Tromso, in Norvegia (Foto: Getty)
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A Tromsø, città capoluogo più a nord d'Europa, diversi nostri connazionali lavorano nel settore turistico: nei ristoranti o come guide per le aurore boreali 

D'inverno a Tromsø il sole non sorge mai. “Intorno a mezzogiorno appare una leggera luce, simile all'alba di un sole che però non sale oltre l'orizzonte”. Per tanti questa condizione è quasi insostenibile, ma per Gioel Foschi, bolognese amante della natura a pochi mesi dalla specializzazione in Psicoterapia, è invece entusiasmante. Lui vive qui da 9 anni ed è solo uno delle diverse decine di italiani che hanno scelto di trasferirsi nella “capitale della Lapponia”, 350 chilometri sopra al circolo polare artico. A volte per studio o per passione, spesso per necessità.

Numeri piccoli ma in forte incremento

Censire la popolazione di italiani che vive a Tromsø, in Norvegia, è quasi impossibile. Non tutti quelli che abitano qui sono infatti registrati all'Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) o presso la Tax Norvegian Administration (una sorta di Agenzia delle Entrate locale). Alcuni infatti sono studenti (Tromsø è una vivace sede universitaria) oppure tornano periodicamente in Italia. A volte, poi, a spaventare è solo il timore della trafila burocratica. Ma, secondo i dati forniti dall'ufficio statistico norvegese, i nostri connazionali immigrati nella città dei Lapponi sono passati da 7 nel 2011 a 22 nel 2016 (a Oslo erano 149 e ora sono 235, a Bergen 35 e adesso 37). Quelli che hanno richiesto la registrazione all'Aire, invece, erano 9 nel 2006 e, dieci anni più tardi, sono diventati 64. Il tutto nell'ambito di una popolazione cittadina di poco meno di 70mila abitanti (nel totale del Paese gli italiani, secondo l'Aire, sono passati da 2.216 a 5.571). Una goccia nel mare delle 115mila persone originarie della Penisola che nel 2016 si sono trasferite all’estero (secondo una rielaborazione effettuata dal Centro studi Cna): quasi 75mila in più rispetto al 2008.

A caccia di aurore boreali

Le aurore boreali, lo spettacolare fenomeno che solca il cielo con scie di luce verde, sono una delle principali attrazioni turistiche della zona. Questa è considerata una delle aree - assieme al nord della Svezia, all'Alaska e al Canada - in cui è possibile vederle con maggiore intensità e frequenza. “In questo settore, però, i norvegesi non amano molto lavorare perché le retribuzioni e le tutele sono più basse dello standard nazionale. Così spesso sono gli stranieri a farlo”, spiega Gioel, guida turistica e fotografo in un'agenzia per “cacciatori d'aurore” di Tromsø, composta quasi solo da italiani. Con lui infatti lavorano anche Francesco e Sara, la responsabile. “Sono arrivato facendo l'Erasmus - racconta - e poi non me ne sono più andato. Ogni tanto torno in Italia per periodi di tirocinio e per gli esami universitari, ma ormai vivo qui. Questo posto è bellissimo: per la forza e intensità della natura, per le possibilità che la città offre, per lo standard di vita. Ovviamente anche per il lavoro, che qui ho trovato con una certa facilità”.

Dal macello al ristorante italiano

Anche nel profondo nord amano la cucina nostrana, soprattutto se preparata da veri italiani. E Matteo Martellini, quando si è presentata l'occasione, non si è tirato indietro. “Nel 2015 un amico che fa lo chef mi propose di trasferirmi qui. Allora lavoravo in un macello pubblico vicino a Pescara, un impiego davvero duro, e non ci ho pensato due volte. Dopo alcune settimane sono partito con l'idea di trasferirmi”. Ora fa l'aiuto cuoco in un ristorante italiano in città. Con lui in cucina ci sono altri tre connazionali: “Non mi posso lamentare, il lavoro e la paga sono buone. Qui si vive bene, posso fare trekking e fotografie nella natura (che qui è straordinaria), ma non nascondo che per rimanere tutta la vita occorre un lavoro diverso, che mi permetta di guadagnare uno stipendio più in linea con gli standard norvegesi. Adesso vivo in una casa con altre due persone e non posso permettermi un'automobile. Pensare di creare una famiglia in queste condizioni è molto difficile”.

Un'università di respiro internazionale

A volte si arriva qui per motivi di studio. L'università locale ha come fiore all'occhiello corsi di biologia artica e geologia. “Quando ho mandato le domande per il dottorato di ricerca ho selezionato diversi atenei e, francamente, non pensavo di venire selezionato proprio qui”. A dirlo è Andrea Barbolla, ex studente romano di geologia, che ha vissuto a Tromsø dal 2012 al 2016. “L'università era buona e, soprattutto la facoltà che frequentavo io, in forte espansione nel settore di gas e petrolio grazie ad alcuni nuovi progetti di esplorazione nell'Artico”. La città, con l'apporto degli studenti, ha una vita sociale e culturale molto attiva e ragazzi che vengono dall'estero. “Non mi aspettavo di trovare un'università così internazionale nonostante si trovasse nell'estremo nord della Norvegia. Nel mio corso, infatti, la maggior parte dei dottorandi erano stranieri”. Per chi studia ci sono anche buone occasioni di lavoro temporaneo: “Il turismo è presente tutto l'anno e ci sono attività per ogni stagione come sci-alpinismo, ricerca delle aurore, whale watching e tour estivi alle isole Lofoten. Questo sicuramente attrae molti lavoratori stagionali e, anche se per periodi di tempo limitati, dà la possibilità di vedere o fare esperienze bellissime, come il mio breve lavoro come guida per le aurore”.

Tante luci, alcune ombre

Tromsø ha molti pregi. Ma tanti aspetti della vita nell'estremo Nord sono davvero complessi. In primis quello ambientale. “Avere tanti mesi di buio totale può essere interessante ma, almeno per me, dopo la curiosità del primo anno è diventato un fenomeno difficile da sopportare”, spiega Matteo. E anche sul fronte dell'integrazione a volte ci sono alcune difficoltà: “Ho avuto più volte l’impressione che i norvegesi non sempre fossero propensi ad interagire con gruppi di stranieri”, aggiunge Andrea. C'è poi il tema della doppia cittadinanza: “Se per esempio un italiano vuole ottenere la cittadinanza norvegese - continua il geologo romano - deve abbandonare quella italiana. Nonostante sia un paese molto accogliente, per diventare norvegese devi 'rinunciare alle tue origini' e questa non mi sembra una corretta politica mirata all’integrazione”.

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