La guerra in Bosnia Erzegovina 25 anni dopo. Reportage

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La guerra in Bosnia Erzegovina ha lasciato ferite visibili e invisibili.Durante la guerra migliaia di donne sono state violentate. L'inviato di SkyTG24 è tornato sui luoghi che furono teatro del conflitto più sanguinoso della storia bellica moderna

La guerra in Bosnia Erzegovina ha lasciato ferite visibili e invisibili. Le portano addosso per esempio le donne che tra il 1992 e il 1994 sono state violentate dai soldati che hanno usato lo stupro come arma di guerra. “Molte di loro, oggi, non esistono”. La denuncia è dell’organizzazione non governativa Fondacija CURE.

 

 

 

 

 

Migliaia di violenze, decine di processi – L’ultimo report redatto da Fondacija CURE stima che durante la guerra siano state stuprate quasi 50mila donne. C’è più certezza riguardo ai processi contro chi ha perpetrato violenza: 111 dibattimenti e 33 condanne. “Oggi, soprattutto nelle zone rurali, chi ha subito violenza è un po’ un fantasma. Il tema è tabù. La politica fatica a sentire, i cittadini non vogliono guardare – spiega Selma Hadžihalilović  - La vita peggiore tocca ai figli degli stupri: praticamente figli di nessuno, ragazzi che faticano ad accedere anche ai diritti essenziali”.

 

 

 
 

 

 

La vita delle minoranze - A 50 chilometri da Sarajevo c'è la città di Kakanj. Qui ci sono alcune minoranze che vivono in condizioni drammatiche. Gli ex soldati percepiscono una pensione che supera di poco i 150 euro mensili. Alcuni di loro hanno avuto una casa dall'edilizia popolare finanziata da fondi europei.

 

 

“Viviamo nella vergogna” – Nonostante una disoccupazione che sfiora il 40%, la Bosnia Erzegovina è considerata “centro produttivo” dei Balcani. Le fabbriche sono in costante espansione e le multinazionali europee guardano con attenzione al mercato del lavoro. Qui pagare un operaio costa un terzo rispetto all’Austria o alla Germania. Chi vuol fare impresa, però, deve fare i conti con un altro problema: la corruzione.

 

 

L’allargamento dell’Ue ai Balcani Occidentali – Un’area nel mirino di Russia e Turchia, con un mercato di 22 milioni potenziali consumatori. I Balcani Occidentali si presentano così, oggi, agli occhi dell’Unione Europea. Il percorso di allargamento all’Ue è già iniziato da tempo e le riunioni tra i 6 primi ministri dell’area si moltiplicano. Il 12 luglio, a Trieste, ci sarà il “Vertice annuale dei Balcani Occidentali”. Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Kosovo, Macedona e Albania incontreranno i rappresentanti di alcuni Stati dell’Ue e le grandi istituzioni finanziarie internazionali. Un altro passo verso la futura adesione. “L’Ue, però, non detta tempi – spiega il commissario europeo per l’allargamento Johannes Hahn – La gente avverte aria di cambiamento, ma pronosticare oggi una data di adesione è impossibile”.

 

 

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