Brexit, il 29 marzo May darà il via all'iter per l'uscita dalla Ue

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Il primo ministro britannico attiverà l'articolo 50 del Trattato di Lisbona che avvierà ufficialmente la procedura di divorzio del Regno Unito dall'Unione europea. Tusk: "Entro 48 ore dalla richiesta presenterò le linee guida"

Il primo ministro britannico Theresa May presenterà il 29 marzo all’Unione europea la richiesta formale di attivare l’articolo 50, la procedura che avvierà ufficialmente l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea dopo il voto del 23 giugno dello scorso anno.

 

Il comunicato di Downing Street - L’annuncio è arrivato dal portavoce di Downing Street: “Il rappresentante permanente del Regno Unito a Bruxelles ha informato questa mattina i responsabili dell'Unione europea che la Gran Bretagna attiverà l'articolo 50 il prossimo 29 marzo”. 

 

Linee guida in 48 ore - La conferma di Donald Tusk è arrivata con un tweet: "Entro 48 ore dall'invocazione dell'art.50 da parte del Regno Unito, presenterò ai 27 la bozza delle linee guida" per il negoziato. La tempistica dei due giorni era già stata annunciata dal presidente del Consiglio europeo due settimane fa. Anche la portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, ha comunicato che l'esecutivo "è stato informato in anticipo" dal governo britannico: “Siamo pronti a cominciare", ha aggiunto, specificando che "subito dopo" la Commissione pubblicherà le raccomandazioni per il negoziato e che Tusk convocherà un vertice straordinario per formalizzare il mandato negoziale per Michel Barnier.

 

 

La procedura - L'iter prevede la notifica ufficiale all'Ue tramite una lettera firmata dal primo ministro con la quale si dichiara l'intenzione della Gran Bretagna di uscire dall'Unione, avviando quindi un negoziato della durata di due anni. "Siamo all'inizio del più importante negoziato per il Regno Unito nell'arco di una generazione", ha affermato in una nota il ministro per la Brexit, David Davis.

 

La paura di disintegrarsi - Intanto crescono i timori di una disintegrazione futura del Regno Unito come conseguenza della Brexit. Lo conferma un sondaggio realizzato dell'istituto Opinum per l'Observer, il domenicale del quotidiano The Guardian, secondo cui il 54% dei britannici ritiene che questa eventualità si sia rafforzata dopo il voto del referendum del 23 giugno a favore del divorzio dall'Ue.

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