Tunisia, due anni fa la strage al Museo del Bardo

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Era il 18 marzo 2015 quando due giovani tunisini, poi uccisi dalle forze speciali, entrarono armati di kalashnikov in uno dei luoghi simbolo del Paese. Morirono 24 persone, tra cui 4 turisti italiani. Alcuni di loro, ora, chiedono un risarcimento a Costa Crociere: l'attacco, dicono, "era prevedibile"

Era il 18 marzo 2015 quando due giovani tunisini, armati di kalashnikov, entrarono nel Museo del Bardo e fecero una strage. Nell’attentato morirono 24 persone, tra le quali quattro turisti italiani: Giuseppina Biella, Francesco Caldara, Orazio Conte e Antonella Sesino. A due anni dall’attacco terroristico, mentre la Tunisia prova a rialzarsi e recuperare turisti, alcuni parenti delle vittime italiane hanno deciso di portare la tragedia in tribunale. Quella strage “era prevedibile”, dicono. E chiedono un risarcimento a Costa Crociere.

Il Bardo, uno dei luoghi simbolo del Paese - Il Museo del Bardo, a Tunisi, si trova di fianco al Parlamento. È uno dei posti più conosciuti del Paese. Lo sapevano bene Yassine Labidi e Jabeur Khachnaoui, i due attentatori che poi furono uccisi dalle forza speciali. Il loro obiettivo era proprio colpire un luogo simbolo. Da quel giorno la Tunisia sprofondò in una stagione di terrore di matrice jihadista. L’attacco, rivendicato dall’Isis, inaugurò un modus operandi stragista come quello che poi il mondo avrebbe potuto rivedere con orrore, ad esempio, al Bataclan di Parigi.

Il turismo prova a ripartire - Quell’attentato e quelli che seguirono nel 2015 colpirono al cuore anche l'economia del turismo, un settore che rappresenta il 7 per cento del Pil del Paese. Ma la Tunisia provò a reagire con forza ad ogni attacco. A fine luglio 2015, tra l’altro, varò una severa legge antiterrorismo. “La situazione sicurezza in Tunisia ora è nettamente migliorata”, ha detto di recente il premier in Parlamento. Ma la lotta al terrorismo è ancora lunga. Dopo un 2016 ancora timido per quanto riguarda il turismo, molti operatori scommettono sulla prossima estate per la ripresa del settore. Primi segnali positivi, soprattutto per chi di turismo vive, sono stati l'approdo di alcune navi da crociera al porto turistico de La Goulette, che hanno riportato centinaia di visitatori tedeschi e americani ad affollare le località turistiche tradizionali come Sidi Bou Said e La Medina di Tunisi. In città, poi, è stata inaugurata la nuova sede della “Scuola archeologica italiana di Cartagine” (Saic), per rilanciare le missioni archeologiche nel Paese.

La causa contro Costa Crociere - Ieri, intanto, Torino ha ricordato le vittime della strage con un minuto di raccoglimento. Orazio Conte e Antonella Sesino, due degli italiani rimasti uccisi tra i reperti del Bardo, lavoravano al Comune. Alla commemorazione c’era anche una sopravvissuta, anche lei dipendente comunale, e la sindaca Chiara Appendino. I turisti italiani erano in viaggio con Costa Crociere. La famiglia di Antonella Sesino ha deciso di portare la compagnia in tribunale. Perché, dicono i legali, quella strage “era prevedibile”. Gli avvocati sono pronti a chiedere un risarcimento dieci volte superiore rispetto a quello proposto dalla compagnia (150mila euro offerti due giorni dopo la strage, a patto di rinunciare a rivendicazioni future). E vogliono chiamare a testimoniare anche il premier Paolo Gentiloni, all’epoca ministro degli Esteri. “In un’intervista tv poco dopo i fatti – spiegano – aveva dichiarato che l'attentato era stato segnalato una ventina di giorni prima. Se non riusciamo a recuperare la registrazione, lo chiameremo come teste”.

“Perché la tappa al Bardo non è stata annullata?” - “Perché la tappa al Bardo non è stata annullata? Perché ci si è fermati lo stesso a Tunisi?", si chiedono le famiglie delle vittime. Nel dossier degli avvocati dello studio Ambrosio&Commodo ci sono le informative della Farnesina dell'agosto 2013 e del febbraio 2015, dove si sconsiglia specificatamente di frequentare la zona del Bardo. Ci sono i video, diffusi su YouTube, in cui gli jiahidisti annunciavano l'intenzione di colpire in Tunisia. “Tutti segnali – dicono gli avvocati Renato e Ludovica Ambrosio – che una compagnia come Costa Crociere non poteva non conoscere. E invece non ha informato i passeggeri dei rischi, forse per profitto, oppure per negligenza professionale”. I tentativi di mediazione con la compagnia sono tutti falliti e il processo inizierà il 27 giugno.

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