Monito dell'Ue sui migranti: Paesi ricollochino o ci saranno sanzioni

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La Commissione europea avverte gli Stati membri: chi non aumenterà i ricollocamenti rischia procedure d'infrazione. Piano per accelerare i rimpatri, con centri di detenzione per "impedire la fuga" di chi li rifiuta. Juncker: "Grecia e Italia hanno fatto sforzi importanti, ora tocca agli altri"

Monito della Commissione Ue sui migranti. Gli Stati membri che “non aumenteranno presto i rispettivi ricollocamenti”, avverte, rischiano procedure di infrazione. Non solo. Viene presentato un piano per accelerare i rimpatri. I Paesi dell’Ue, si spiega, rischiano di dover “rimpatriare oltre un milione” di persone. Tra le raccomandazioni della Commissione agli Stati c’è quella di trattenere chi rifiuta i rimpatri “per evitarne la fuga”. Dimitris Avramopoulos, commissario europeo alla Migrazione, promette “sostegno e aiuto” a Italia e Grecia. E Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione, aggiunge: “Questi Stati hanno fatto sforzi importanti, ora tocca agli altri”.

I ricollocamenti - Secondo la comunicazione della Commissione, nonostante il nuovo record mensile registrato in febbraio (circa 1.940 ricollocamenti), “il ritmo attuale rimane ben al di sotto delle attese e inferiore all'obiettivo approvato dal Consiglio europeo di almeno 3.000 trasferimenti mensili dalla Grecia e a quello stabilito dalla Commissione di almeno 1.500 mensili dall'Italia. Ad oggi, i ricollocamenti sono stati in tutto 13.546, di cui 3.936 dall'Italia e 9.610 dalla Grecia”. A questo ritmo, spiega la Commissione, “non sarà possibile ricollocare entro settembre 2017 tutti i richiedenti ammissibili attualmente presenti in Grecia e in Italia, sebbene di per sé ciò sia perfettamente realizzabile”. Nella nota si legge che finora solo due Stati, Finlandia e Malta, provvedono nei tempi stabiliti ai propri obblighi. Mentre altri, come Austria, Polonia e Ungheria, rifiutano qualsiasi tipo di partecipazione al programma. “L’obbligo giuridico di ricollocare le persone ammissibili – spiega Bruxelles – non decadrà dopo il mese di settembre”. “Non ci sono più scuse per gli Stati sui ricollocamenti, devono attuare", ha detto Avramopoulos, annunciando di aver mandato una nuova lettera di sollecitazione a tutti i ministri dell'Interno.



Piano e aiuti finanziari per accelerare rimpatri – Il commissario europeo alla Migrazione ha presentato un piano d'azione per intensificare e accelerare i rimpatri. “Garantire che i migranti irregolari siano rimpatriati rapidamente non solo allenterà la pressione sui sistemi di asilo degli Stati membri e permetterà di mantenere adeguate capacità di protezione per chi ne ha realmente bisogno, ma sarà anche e soprattutto un segnale forte per scoraggiare i pericolosi viaggi della speranza verso l'Ue”, ha spiegato. Per mettere in atto il piano, la Commissione propone di “aumentare il sostegno finanziario agli Stati membri con 200 milioni di euro nel 2017”. Soldi “destinati alle attività nazionali in materia di rimpatrio, nonché a specifiche attività comuni europee di rimpatrio e reintegrazione”. I Paesi dell'Ue, avverte la Commissione, rischiano di dover "rimpatriare oltre un milione" di migranti. Il calcolo si basa sul fatto che "nel 2015 i migranti irregolari che hanno ricevuto l'espulsione sono stati 533.395, mentre nel 2014 470.080. Con circa 2,6 milioni di richieste d'asilo presentate nel 2015-2016, e visto che nei primi tre trimestri del 2016 hanno ottenuto l'asilo solo il 57 per cento, gli Stati potrebbero dover rimpatriare oltre un milione di persone".

I centri di detenzione - Per rendere più efficaci le procedure di rimpatrio, la Commissione sollecita alcune soluzioni. Come quella di trattenere i migranti che rifiutano i rimpatri, per esempio rifiutandosi di collaborare nel processo di identificazione o opponendosi in modo violento alle operazioni, per “impedirne la fuga”. “Gli Stati membri dovrebbero ricorrere ai centri di detenzione quando i migranti irregolari non collaborano o c'è il rischio di fuga, e per un periodo che permetta la definizione della procedura di allontanamento dal territorio. Ed è uno strumento da utilizzare quando non ve ne siano di meno coercitivi, ma efficaci”, ha detto ancora Avramopoulos. "La direttiva europea sui rimpatri – ha spiegato – prevede 6 mesi per la permanenza in questi centri, ma può essere prolungata fino a 18 in casi molto speciali. Incoraggiamo gli Stati membri di fare pieno uso della direttiva”. “Italia e Grecia – ha assicurato Avramopoulos – avranno il nostro pieno sostegno e aiuto nel creare i centri di detenzione”.

Juncker: non tocca solo a Grecia e Italia - Di Grecia e Italia ha parlato anche Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. “Hanno fatto sforzi importanti per rendere possibili i ricollocamenti: ora tocca agli altri Stati far fronte ai propri obblighi”, ha scritto in una lettera al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk in vista del summit dei capi di Stato e di governo della prossima settimana. “Pochi Stati – ha aggiunto Juncker – hanno adempiuto appieno ai loro obblighi: il risultato è che non siamo su una strada credibile per rispettare gli impegni presi. La Commissione userà ogni strumento a disposizione per assicurare che tali impegni siano rispettati”.

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