Brexit, Lord contro Theresa May: "Garantire diritti dei cittadini Ue"

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La House of Lords ha approvato un emendamento alla legge destinata ad autorizzare l'esecutivo ad avviare i negoziati per il divorzio da Bruxelles: 358 voti favorevoli contro appena 256 contrari. Appare tramontata l'ipotesi di un annuncio d'addio già al vertice Ue del 9 e 10 marzo

Primo intoppo per il governo di Theresa May nella corsa verso la Brexit. La House of Lords ha approvato un emendamento alla legge destinata ad autorizzare l'esecutivo ad avviare i negoziati per il divorzio da Bruxelles. Il testo chiede garanzie sul rispetto dei diritti dei circa 3,3 milioni di cittadini europei già residenti nel Regno Unito.

 

Migliaia di italiani lavorano nel Regno Unito – L’emendamento mira a vincolare l'esecutivo a mettere al sicuro il futuro di coloro che si sono trasferiti in Gran Bretagna da altri Paesi Ue al massimo entro 3 mesi dall'attivazione dell'articolo 50. Quello assestato dai Pari del regno, dai banchi rossi della Camera britannica dei non eletti, è stato uno schiaffo sonoro: ben 358 voti favorevoli contro appena 256 contrari. Decisivi sono stati i Lord laburisti, liberaldemocratici e indipendenti, ma anche qualche conservatore ha votato 'si" a dispetto dell'appello lanciato in extremis dalla ministra dell'Interno, Amber Rudd

 

 

Il piano del Governo - Il governo Tory - che intenderebbe far scattare entro fine marzo l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, premessa all'iter formale di recesso dall'Ue - assicura di voler a sua volta tutelare i cittadini europei che vivono sull'isola. E tuttavia ha rifiutato finora d'impegnarsi prima di un accordo negoziale con Bruxelles che garantisca in "un regime di reciprocità" pure i diritti dei sudditi di Sua Maestà sparsi per il continente.

 

Cosa accade adesso - L'emendamento dovrà tornare adesso ai Comuni, che nelle settimane scorse l'avevano invece bocciato approvando la legge a larga maggioranza senza alcuna modifica. E che avranno l'ultima parola in quanto unica camera elettiva del regno. Ma l'inizio del cosiddetto ping-pong parlamentare, che nei prossimi giorni potrebbe magari essere allargato a qualche altro emendamento, minaccia se non altro di rallentare i tempi indicati da Theresa May, mettendo in discussione la scadenza di fine mese. Di certo appare tramontata l'ipotesi d'un annuncio dello start dei negoziati già al vertice Ue del 9 e 10 marzo.

 

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