Unicef: "Mediterraneo rotta infernale per i minori migranti"

Immigrati durante un'operazione di recupero della Croce rossa italiana nel novembre del 2016 (Getty Images)
1' di lettura

Nel rapporto "Un viaggio mortale per i bambini", l'organizzazione lancia l'allarme sulla situazione dei più piccoli non accompagnati. "Sono vittime di violenze e abusi da parte dei mercanti d'uomini, soprattutto in Libia"

Quella del Mediterraneo centrale è una rotta maledetta, soprattutto per i più piccoli. A dirlo è l'Unicef nel rapporto "Un viaggio mortale per i bambini", pubblicato il 28 febbraio. L'obiettivo dello studio è lanciare l'allarme sui rischi che ogni giorno i minori non accompagnati corrono nel loro viaggio dall'Africa fino all'Europa.

 

Le principali vittime - Abusi, lavoro forzato, torture e violenze di ogni genere: nel fenomeno migratorio i bambini sono la categoria più a rischio. La coordinatrice speciale per la Crisi dei migranti e profughi in Europa, Afshan Khan, ha incontrato a Bruxelles un gruppo ristretto di giornalisti, chiedendo "misure stringenti per proteggere i bambini migranti e un sistema di passaggi sicuri". Gli immigrati arrivati in Italia nel 2016 attraverso la rotta marittima - si legge nel rapporto - sono 181.436. Di questi, 28.223 (il 16%) sono minori e, in 9 casi su 10, non accompagnati. Delle 4.579 persone morte durante la traversata del Mediterraneo centrale, si stima che 700 fossero bambini. Il flusso dalla Libia inoltre non accenna a fermarsi, come dimostra l'ultimo naufragio dello scorso 21 febbraio che ha provocato al morte di almeno 74 persone. Secondo i dati di Frontex, l’agenzia europea della guardia costiera e di frontiera, nella rotta dalla Libia alle coste italiane, arriveranno circa 180mila persone, come nel 2016.

 

Centri di detenzione da incubo - Oltre alla salvaguardia delle condizioni di viaggio dei minori, l'Unicef ha puntato l'attenzione anche sulle condizioni nei centri di detenzione in Libia. Ne sono stati identificati 34: 24 sono gestiti dai Governi di Tripoli e Tobruk, e 10 da altre milizie autonome. L'accesso alle strutture governative da parte dell'organizzazione è limitato: l'Unicef entra in meno della metà dei centri che dipendono dal Dipartimento di governo per la lotta alla Migrazione illegale (Dcim) di Tripoli. Oltre alla violenza, i detenuti patiscono la mancanza di cibo, abiti e coperte. I migranti, minori compresi, vivono in gruppi di 20 in celle da due metri quadri. Nei campi gestiti dalle milizie, spesso implicate in prima persona nel traffico di migranti - e dove l'Unicef non ha accesso - la situazione sembra anche peggiore. Grazie alle informazioni ottenute da altre agenzie o missioni dell'Onu, si ottiene l'immagine di luoghi definiti "buchi infernali", dove vige il lavoro forzato e la tortura è una pratica diffusa.

Leggi tutto