Gambia, spariti 11 milioni di dollari dopo l'esilio del presidente

L'ex presidente del Gambia, l'autoritario Yahya Jammeh (Getty Images)
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Yahya Jammeh, in carica da 22 anni, si sarebbe rifugiato nella Guinea Equatoriale portando con sé un tesoro pari all'1% del Pil. Dopo le elezioni dello scorso 1° dicembre si era a lungo rifiutato di riconoscere la sconfitta, trascinando il piccolo Paese africano sull'orlo della guerra civile

Dopo 22 anni di regime e il rischio concreto di una guerra civile, il presidente del Gambia Yahya Jammeh è fuggito dal Paese. Portando però con sé beni e denaro pari a 11 milioni di dollari. Il presidente si sarebbe rifugiato in Guinea Equatoriale con un tesoro pari a poco più dell'1% del Pil nazionale, anche se finora non è arrivata alcuna conferma della concessione dell'ospitalità all'ex presidente gambiano.

 

Il tesoro trafugato - Come ha riferito a Sky News Mai Ahmed Fatty, consigliere di Adama Barrow, il successore di Jammeh democraticamente eletto, "nel giro di due settimane sono stati ritirati 500 milioni di dalasi" dalle casse dello Stato a nome di Jammeh. La somma equivale a circa 11 milioni di dollari. Secondo i dati della Banca Mondiale, il Pil del Gambia nel 2015 era pari a 938 milioni di dollari. Oltre al denaro, l'ex presidente avrebbe portato via con sé anche auto di lusso, grazie a un volo cargo partito da Banjul.

 

Il travaglio post-elettorale - L'esilio di Yahya Jammeh giunge dopo sei settimane di crisi politica in Gambia. Jammeh era stato battuto alle elezioni presidenziali dello scorso 1° dicembre con 50mila voti di distacco, ma si è a lungo rifiutato di riconoscere la sconfitta. Solo negli ultimi giorni si sarebbe deciso a cedere alla pressione diplomatica internazionale, accettando l'esilio e terminando un dominio politico autoritario che andava avanti dal 1994.

Durante il suo regime - secondo quanto riferisce, tra gli altri, Amnesty international - il presidente avrebbe imprigionato numerosi giornalisti e membri dell'opposizione e limitato pesantemente i diritti umani. E si sarebbe perfino vantato di poteri taumaturgici contro Aids e infertilità. Negli ultimi tempi aveva proclamato il Gambia una "Nazione islamica" e spiegato che le manifestazioni di piazza sono "una scorciatoia che viene usata per destabilizzare i Governi africani".

Dopo la sconfitta elettorale, Jammeh aveva occupato militarmente la sede della Commissione elettorale (il cui presidente era scappato dal Paese nei primi giorni di gennaio), chiuso tre radio private e infine dichiarato lo stato di emergenza, provocando la fuga di migliaia di civili. Le autorità del vicino Senegal riferiscono che sono circa 45mila i gambiani scappati dal loro Paese (molti diretti verso la Libia e le coste italiane), mentre circa 3500 turisti britannici sono stati progressivamente evacuati. Prima di accettare la resa e l'esilio, Jammeh aveva perso anche il sostegno dei ministri e della guardia presidenziale.

 

Ritorno alla normalità? - Intanto il Gambia cerca faticosamente di tornare alla normalità, anche se l'allerta rimane alta per le minacce all'incolumità di Adama. Al momento il successore di Jammeh è in Senegal: è lì che ha prestato il suo giuramento. E i soldati della Cedeao (Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale) si stanno dirigendo verso Banjul per "mettere in sicurezza" il Paese.


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