Sud Corea, entro domenica la decisione sull'arresto dell'erede Samsung

Il vicepresidente di Samsung, Lee Jae-yong (Getty Images)
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La procura speciale formata per il caso che ha portato all'impeachment della presidente coreana ha interrogato il vicepresidente e leader di fatto della società produttrice di Smartphone. Il capo d'accusa è corruzione

Dopo 22 ore di interrogatorio il timoniere de facto di Samsung, Lee Jae-yong, è stato rilasciato dalla procura speciale che indaga sul caso d'impeachment della presidente coreana Park Geun-hye. Lee potrebbe finire nel registro degli indagati per corruzione: la decisione sull'eventuale arresto verrà presa entro domenica. L'incertezza sul futuro del leader del primo produttore di smartphone al mondo ha spaventato gli investitori: il titolo Samsung è calato del 3,45%, a 1.873.000 won, chiudendo sui minimi di giornata.

 

L'indagine – Oltre agli accertamenti investigativi sulla presidente Park, destituita lo scorso dicembre, nel mirino degli inquirenti si trova anche la sua consigliera "sciamana", Choi Soon-sil, che avrebbe utilizzato la sua posizione di prossimità con la Park per esercitare pressioni su grosse imprese coreane, fra cui Samsung, affinché versassero milioni di dollari sui conti delle fondazioni controllate dalla consigliera. In questo contesto, il vicepresidente di Samsung è il primo leader aziendale a finire sotto il torchio della magistratura coreana in qualità di sospettato.

 

La posizione di Lee – Dopo il grosso scandalo del Galaxy Note 7, il phablet che si surriscaldava fino ad esplodere, le voci che davano come prossimo leader della multinazionale Lee Jae-yong, unico figlio del presidente Lee Kun-hee, si erano infittite. Questo nuovo caso giudiziario, però, rischia di sovvertire la tradizionale guida a trazione familiare di Samsung. Secondo una fonte coinvolta nelle indagini, interpellata dall'agenzia coreana Yonhap, "se ci si basa sui precedenti, anche se la corruzione avviene sotto pressione, il donatore viene punito".

 

Donazioni confessate – La società ha già ammesso di aver erogato in passato pagamenti per oltre 17 milioni di dollari a due delle fondazioni al centro dello scandalo, ma ha anche negato di aver cercato, in tal modo, l'appoggio politico nella fusione fra Samsung C&T Corp e la Cheil Industries. La natura di quest'ultima operazione risulta fondamentale per due ragioni. Da un lato tale fusione, secondo le critiche degli azionisti di minoranza di Samsung, avrebbe consolidato il controllo della proprietà sull'azienda, favorendo la successione del figlio al timone della multinazionale. Dall'altro, se venisse dimostrato che le donazioni di Samsung in favore degli enti legati alla consigliera Choi sottendevano un "premio", si tratterebbe di una situazione penale assai più grave per Lee Jae-yong.



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