Francia, grazia a una donna condannata per l’omicidio del marito

Manifestazione per la liberazione di Jacqueline Sauvage (Getty Images)
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Jacqueline Sauvage aveva ucciso il consorte che per 47 anni l’aveva picchiata e aveva abusato delle figlie

Il presidente della repubblica francese Francois Hollande ha concesso la grazia a Jacqueline Sauvage, una 69enne condannata a 10 anni di carcere per avere ucciso il marito che la picchiava e abusava delle figlie. La donna era diventata un simbolo della lotta contro la violenza di genere e diverse associazioni femministe in tutto il Paese si erano mobilitate per chiedere la sua scarcerazione.

La fine della pena detentiva - "Ho deciso di accordare a Jacqueline Sauvage lo sconto del periodo residuo della sua pena. Questa grazia mette fine immediatamente alla sua detenzione", ha scritto su Twitter il presidente Hollande. Senza questo intervento la donna sarebbe uscita dalla prigione il 2 luglio 2018, dopo aver scontato i 10 anni di carcere a cui era stata condannata per l’omicidio del marito, Norbert Marot. "Ho ritenuto che il posto di Jacqueline Sauvage non sia più in carcere, ma accanto alla sua famiglia", ha specificato il presidente transalpino nella nota ufficiale dell’Eliseo che accompagna la decisione secondo cui "è per questo che esiste il diritto alla grazia, per situazioni umane eccezionali". Jacqueline Sauvage è stata infatti per 47 anni vittima del consorte, che la picchiava e aveva anche abusato sessualmente delle figlie. La donna è stata immediatamente scarcerata, uscendo dalla prigione di Réau, a sud di Parigi, nel tardo pomeriggio di mercoledì 28 dicembre.

Tragedia familiare - Sauvage uccise il marito il 10 settembre 2012. Norbert Marot era tornato nella casa della coppia a La Selle sur le Bied, tra Parigi e Orléans, e aveva picchiato la moglie perché non aveva trovato pronta la cena. Poi era andato a bere del whisky sul terrazzo, dove la donna lo colpì alle spalle, sparando tre volte con un fucile da caccia. Dopo aver ucciso il marito, Jacqueline Sauvage provò a mettersi in contatto con il figlio Pascal, che in mattinata aveva avuto un litigio con il padre e che non voleva più lavorare con lui nella ditta di trasporti familiare. Pascal non rispose: si era ucciso impiccandosi e le autorità avrebbero poi trovato il cadavere nel suo appartamento. Dopo un’ora dall’omicidio, la telefonata alla Gendarmerie: "Ho ucciso mio marito". Né i giudici di primo grado, né la Corte d'appello riconobbero l'attenuante della legittima difesa perché le violenze subite da Jacqueline Sauvage non erano contestuali al momento dell'omicidio.

Un simbolo per tutte le donne - Dopo la condanna a 10 anni di carcere, Jacqueline Sauvage era diventata un simbolo della lotta contro la violenza di genere capace di unire tutte le associazioni femministe francesi. Il "Comitato di sostegno a Jacqueline Sauvage" ha raccolto in tutto oltre 435mila firme per chiedere la sua scarcerazione; le figlie avevano scritto una lettera al capo di Stato invocando la liberazione della madre ed erano anche state ricevute da Hollande all’Eliseo. Lo scorso 31 gennaio il presidente francese concesse alla donna la grazia parziale, un intervento con cui Jacqueline Sauvage ottenne uno sconto di pena di 2 anni e 4 mesi e la possibilità di presentare una richiesta di liberazione, che però era stata rifiutata sia in prima istanza che in appello. La grazia presidenziale, che mette fine alla sua detenzione, ha ricevuto l’appoggio trasversale della politica francese: tutti i candidati alle prossime elezioni presidenziali hanno reagito positivamente alla decisione di Hollande.

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