2016, l’anno della post-verità e del boom delle false notizie

Il 2016 e le fake news
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Non è un fenomeno nuovo, ma negli ultimi mesi bufale e disinformazione sono diventate una potente arma di propaganda politica e di macchina da soldi. Dal Brexit alle presidenziali Usa, passando per il referendum italiano, ecco come hanno cambiato il dibattito elettorale, costringendo Facebook e Google a correre ai ripari. Per il 2017 occhio a Germania e Francia

 

Brexit, presidenziali Usa, referendum costituzionale in Italia. Questi tre grandi eventi del 2016 non condividono soltanto un risultato inatteso con importanti conseguenze politiche, ma sono uniti anche da un altro filo rosso: in tutte e tre i casi il dibattito politico è stato attraversato da notizie del tutto infondate, create con un preciso obiettivo politico (manipolare il risultato del voto) oppure economico (ingannare gli utenti per generare traffico pubblicitario).

 

L’impatto di questo fenomeno - che non è affatto nuovo, ma che negli ultimi anni è esploso grazie alla diffusione dei social media - è stato riconosciuto anche dall’Oxford Dictionnary che ha scelto come parola dell’anno 2016 proprio “post-truth”, post-verità.

 


Brexit, le prime elezioni post-verità - La lunga onda delle fake news politiche è partita dal Regno Unito a settembre 2015, quando è emersa la falsa notizia dei presunti rapporti sessuali del primo ministro David Cameron con un animale durante un rito universitario: il cosiddetto Piggate si è poi rivelata una storia senza nessuna fonte affidabile alle spalle. Eppure è stata condivisa migliaia di volte su Facebook e ripresa da (quasi) tutti i giornali nel mondo.

Stessa sorte è capitata per un’importante affermazione del comitato per l’uscita dall’Ue, quella secondo cui il Regno Unito avrebbe potuto risparmiare 350 milioni di sterline a settimana. Finito scritto a caratteri cubitali su un autobus elettorale, il dato è stato poi smentito a urne chiuse da Neil Farage, principale leader del fronte “leave”.

Simili sconfessioni sono arrivate anche per altre promesse fatte durante la campagna. Analizzando l’impatto di queste e altre menzogne sul risultato del referendum, il direttore del quotidiano The Guardian Katharine Viner ha scritto che si è trattato delle “prime grandi elezioni dell’era della post-verità”. Non sarebbero state le ultime.

 

Usa 2016 - Il livello più alto di diffusione di fake news si è però avuto negli Stati Uniti, dove il dibattito prima delle elezioni presidenziali è stato in larga parte dominato da contenuti falsi creati per scopi propagandistici. La conferma è arrivata da un’indagine condotta dalla testata Buzzfeed, secondo cui le principali notizie condivise su Facebook prima del voto sono state per lo più bufale.

Alcune di queste sono state “fabbricate” da esponenti di destra che portano avanti battaglie sulla “supremazia bianca” (i cosiddetti gruppi “alt-right”). Altre ancora da utenti che creano fake-news per guadagnare introiti pubblicitari: c’è stato chi ha confessato di guadagnare tra i 10.000 e i 30.000 dollari al mese. Il risultato di questo mix è stato fatale: articoli del tutto inventati come “Il Papa Francesco sciocca il mondo e sostiene Trump come Presidente” oppure “WikiLeaks conferma che Hillary ha venduto armi all'Isis” hanno avuto un numero di interazioni superiori ai reportage di testate rispettate come il Washington Post o il New York Times.



 

 

Il dibattito post-Usa 2016 - La vittoria di Donald Trump ha acceso i riflettori sul tema delle notizie false, portando anche Barack Obama a intervenire. A finire sul banco degli imputati sono stati soprattutto Google e Facebook, accusati di non aver fatto nulla per limitare la diffusione delle bufale sulle proprie piattaforme.

Mark Zuckerberg in un primo momento ha cercato di sminuire la portata del problema (“più del 99% dei contenuti visualizzati su Facebook sono autentici”, ha dichiarato), ma ha poi dovuto prendere misure più decise, annunciando la partnership con un network internazionale di fact-checking coordinato dal Poynter Institute. L’esperimento per ora è limitato agli Stati Uniti e offre la possibilità agli utenti di segnalare contenuti inattendibili e di visualizzare un alert sulle notizie che sono state valutate come infondate da parte di testate indipendenti.



 

 

Pizzagate: la sparatoria di Washington - Il dibattito sulle fake news è diventato letteralmente “esplosivo” in seguito alla diffusione incontrollata di una teoria del complotto sull’esistenza di una presunta organizzazione pedo-pornografica legata al partito Democratico statunitense. La teoria è nata e ha preso piede totalmente online, senza nessuna conferma ufficiale da parte delle autorità e nonostante le smentite arrivate da molte testate. Quando si è diffusa la notizia che i membri di questo gruppo si incontravano in una pizzeria di Washington (Comet Ping Pong) per commettere abusi sui minori, il locale è stato preso di mira anche nel mondo reale: il 4 dicembre 2016 uno studente si è recato sul posto per “investigare” sul mistero e ha sparato tre colpi di pistola.



 


Le bufale referendarie in Italia - Le fake news costruite per propaganda politica hanno attraversato anche il dibattito sul referendum italiano. Un’inchiesta di Buzzfeed ha messo in luce i legami tra alcuni siti (La Cosa, TzeTze, La Fucina) che diffondono notizie poco affidabili con la Casaleggio Associati e il Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo ha replicato parlando di “accuse ridicole”: "L'inchiesta di Buzzfeed è una fake news".

Dopo il referendum è poi arrivato un report del collettivo di fact-checking italiano Pagella Politica che ha confermato una situazione analoga a quella di Usa 2016: anche da noi le bufale provenienti da siti sconosciuti sono state di gran lunga i contenuti più condivisi nel periodo pre-voto.

E’ il caso della notizia sul ritrovamento in un paese inesistente di “500.000 schede già segnate col SI” oppure dell’annuncio di ritiro dalla tv da parte di Luciana Littizetto in caso di vittoria del No (dichiarazione poi smentita dall’interessata).

Dopo il referendum è stata rivelata l’identità di uno dei gestori di questi siti, che è stato poi oscurato. Ma molti altri continuano a pubblicare notizie false largamente condivise online.

 

 

 

Il ruolo di Facebook - Nel dibattito sulle false notizie è intervenuta a più riprese anche il Presidente della Camera Laura Boldrini: lo scorso 15 dicembre ha lanciato un appello contro la disinformazione e le notizie false.

Anche l’ex premier Matteo Renzi, commentando i risultati del referendum, ha dichiarato: “Abbiamo lasciato il web a chi diffonde falsità (..) Agli amici del Movimento proporremo questo patto: smettete di dire bufale sul Web e noi non diremo la verità su di voi, e cioè che siete una azienda privata che firma contratti con gli amministratori”.

In un’intervista con Il Foglio, il Ministro della giustizia Andrea Orlando ha sottolineato le responsabilità di Facebook (“Se su una bacheca vengono condivisi messaggi d’odio, o propaganda xenofoba, è necessario che se ne assuma le responsabilità (...) anche chi ha permesso a quel messaggio di essere letto”) e ha parlato di provvedimenti da prendere a livello europeo (“di questo discuteremo in sede europea prima del G7, per mettere a tema il problema senza ipocrisie”).

Il Ministro non ha fornito ulteriori dettagli sulle misure da prendere, ma ha anticipato che un passaggio cruciale sarà la “trasformazione di Facebook in qualcosa di simile a un editore”.

 

Prossimo fronte caldo: Francia e Germania - Nel corso del 2016, l’onda delle fake news non si è fermata solo a Regno Unito, Usa e Italia, ma ha avuto un impatto anche in altri paesi, come il Brasile, la Birmania, la Cina, l’India e l’Australia.

Secondo gli esperti, ora i prossimi fronti caldi del 2017 saranno altri due paesi europei attraversati da importanti appuntamenti elettorali: la Francia e la Germania.

Nel primo caso è già attiva la cosiddetta “Fachosphère”, network di siti e account social legati a gruppi di destra che diffondono spesso notizie complottiste e che hanno già iniziato a prendere di mira i candidati dell’UMP.

Anche in Germania sono stati già sollevati allarmi sulla propaganda e la disinformazione, in questo caso di matrice russa, che punta a rafforzare i gruppi estremisti per “indebolire e destabilizzare” il paese.

 

 

(Nella foto sotto il titolo: L’autobus del comitato Leave con lo slogan poi rivelatosi falso sugli effetti della Brexit; infografica di Pagella Politica con le notizie più condivise durante la campagna per il referendum costituzionale italiano; grafico di Buzzfeed che ha dimostrato come le bufale siano state più condivise delle notizie dei media mainstream durante le presidenziali Usa; insegna del locale di Washington in cui c’è stata una sparatoria in seguito alla diffusione di una (falsa) teoria del complotto)

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