Turchia, ambasciatore ucciso: rivendicazione degli islamisti siriani

1' di lettura

Secondo l’agenzia di stampa iraniana Isna, l’omicidio del diplomatico russo Andrey Karlov sarebbe stato rivendicato dai gruppi di Jaish al Fatah. Il governo turco insiste sulla pista vicina al leader islamista Gulen ma il Cremlino è prudente su questa ipotesi. Salgono a 13 gli arresti

La coalizione di gruppi islamisti siriani Jaish al Fatah ha rivendicato l'omicidio dell'ambasciatore russo ad Ankara, Andrey Karlov. A riportare la notizia è l'agenzia di stampa iraniana Isna, secondo cui la rivendicazione è stata diffusa attraverso una pubblicazione jihadista, in cui si sostiene che all'organizzazione dell'omicidio abbiano contribuito in Turchia frange ultranazionaliste vicine ai 'lupi grigi' e il "Partito turcomanno islamico". 

 

Chi sono gli islamisti siriani - Le forze ribelli della coalizione Jaish al Fatah, costituita all'inizio del 2015 e guidata da elementi fondamentalisti sunniti, sono impegnate da tempo negli scontri nel nord della Siria. Nei giorni scorsi, il loro assedio a due località sciite nella provincia di Idlib, Fuaa e Kefraya, era stato al centro delle controversie per l'accordo sull'evacuazione di Aleppo est.

 

La pista gulenista - Per l’uccisione del diplomatico russo, avvenuta lunedì per mano del poliziotto turco Mevlut Mert Altintas, poi ucciso in un blitz dopo aver inneggiato alla "vendetta per Aleppo", il governo turco continua a sostenere che i responsabili siano legati alla rete del predicatore Fethullah Gulen. Ma questa ipotesi ha raccolto reazioni di perplessità al Cremlino. "Mosca ritiene che sia necessario aspettare i risultati del lavoro del comitato investigativo congiunto”, ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. 

 

La Russia ha inviato ad Ankara 18 persone che parteciperanno alle indagini. Si tratta di ufficiali dei servizi segreti e del Comitato investigativo e di funzionari del ministero degli Esteri.

 

Le indagini - Già nella giornata di martedì nella cittadina turca di Soke, da cui proveniva Altintas, sono stati fermati i suoi genitori e la sorella, poi altri 3 parenti. Ad Ankara è invece finito in manette il suo coinquilino. I fermati sono in tutto 13, tra cui anche uno zio del poliziotto, l'unico finora rilasciato in libertà condizionata, che era amministratore di una scuola locale dei 'gulenisti', tra le centinaia chiuse dopo il fallito golpe del 15 luglio. 

Leggi tutto