Terrorismo, allarme dell'Europol: "Possibili autobombe in Ue"

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In un rapporto pubblicato online le nuove strategia dell'Isis. Potenziali pericoli arrivano dalla Libia. In aumento i legami tra cellule del terrore e criminalità organizzata

L’Isis potrebbe agire in Europa con autobombe, sulla scia di quanto già accaduto in Siria e in Iraq. A lanciare l’allarme è l’Europol, che in un nuovo rapporto pubblicato online, sottolinea che l’Unione Europa è minacciata sia da attacchi diretti dell’Isis, sia da attacchi ispirati dalle azioni dei jihadisti.

 

Le nuove culle del terrore - Secondo i tecnici dell’ufficio antiterrorismo dell’Europol, la Libia potrebbe diventare "un nuovo trampolino per l'Isis”. Una sorta di base strategica dove possono trovare rifugio i miliziani in fuga dalla Siria e dall'Iraq. "Gli esperti – è scritto nel rapporto di 14 pagine – si aspettano che l'Isis inizierà a pianificare e a ordinare attacchi dalla Libia se terminerà la fase attuale, in cui sono prevalentemente concentrati sulla conquista del territorio e sulla difesa dai nemici locali".

 

Le armi dei terroristi - Nel rapporto dell’Europol si ricorda che finora gli attacchi jihadisti nei Paesi Ue non hanno mai implicato l'uso di "esplosivi rudimentali, commerciali o militari all'interno di autovetture" come in Iraq o Siria. "Ma dal momento che il modus operandi usato nei Paesi mediorientali tende a essere copiato dai terroristi che operano in Europa", avverte l'Ufficio europeo di polizia, "è concepibile che i gruppi jihadisti a un certo punto useranno questi mezzi" per colpire cosiddetti soft targets: obiettivi vulnerabili e facilmente attaccabili. Una strategia che era già stata ipotizzata, spiegano da Europol, dagli attentatori di Parigi nel novembre 2015 e da quelli di Bruxelles lo scorso marzo.

 

I numeri del terrore - Lo scorso anno, 150 persone, sono state uccise in attacchi terroristici jihadisti nell'Unione europea. La maggior parte delle vittime sono state registrate in Francia. Il numero di attacchi jihadisti  è aumentato da 4 nel 2014 a 17 nel 2015 e il numero di arresti per attività terroristiche jihadisti è aumentato da 395 nel 2014 a 667 nel 2015. 

 

 

Internet e social media - È nella rete telematica che si sviluppa gran parte dell’organizzazione terroristica. “I gruppi terroristici – si legge nel capitolo 7 del report - continuano a utilizzare internet e i social ampiamente, soprattutto per la diffusione del materiale di propaganda, per il reclutamento di nuovi miliziani e per la raccolta di fondi”. Una strategia, sottolineano i tecnici, che si è anche evoluta negli ultimi due anni; anche perché le piattaforme social hanno cercato di limitare le attività online dell’Isis. Individui e gruppi terroristici, si legge nel report, “utilizzano esclusivamente la crittografia per nascondere le loro comunicazioni alle forze dell’ordine”. I gruppi terroristici incoraggiano i loro seguaci a seguirli nell’utilizzo di specifici software. Ma soprattutto “Al-Qaeda e l’Isis avrebbero sviluppato le proprie piattaforme informatiche”: un modo per superare l’uso dei social più diffusi e utilizzati: Telegramma, Instagram e Twitter.

 

I terroristi e le organizzazioni criminali - I contatti tra terroristi e crimine organizzato sono generalmente “di scopo”. Un numero significativo di individui (816 a luglio 2016) sono stati segnalati a Europol sia per reati legati al terrorismo, sia per il coinvolgimento nella criminalità organizzata. I gruppi terroristici ricorrono ai criminali radicati sul territorio per ottenere fondi che vengono poi utilizzati per coprire i costi del reclutamento e degli attacchi. Ma non solo. Ci sono sospetti che i jihadisti, prima di essere coinvolti in attacchi, debbano necessariamente trascorrere un periodo da piccoli criminali e commettere reati come lo spaccio, piccoli furti o riciclaggio.

 

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