“Brexit” è la parola dell'anno secondo il dizionario Collins

Un delegato del Partito conservatore inglese (Getty Images)
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Per il prestigioso vocabolario, il termine avrebbe dato il più importante contributo alla lingua inglese dai tempi dello Watergate. Nella classifica annuale anche Trumpism e Uberization

L'Alta corte di Londra ha accolto il ricorso di un gruppo di attivisti pro Ue che chiedono un voto del Parlamento di Westminster per avviare l'iter della Brexit, e il governo ha annunciato che farà appello contro la decisione.

Quello che appare sicuro è che "Brexit" è la parola dell'anno. Almeno secondo il dizionario Collins. Nella redazione dell'annuale classifica con le dieci parole più importanti per la lingua inglese, "Brexit" è stata scelta per il suo contributo innovativo. Secondo i redattori è il lemma che ha cambiato più profondamente la lingua della politica degli ultimi 40 anni.

 

La parola dell'anno - "Brexit" è la parola coniata per definire l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. L'editore del Collins fa risalire il suo primo uso al 2013. Ma è nell'ultimo anno che questa parola ha conosciuto fama mondiale, a causa del referendum. Il suo utilizzo è aumentato del 3400%, un incremento mai registrato nella storia del monitoraggio linguistico.

"Brexit è il contributo politico più importante alla lingua inglese in oltre 40 anni”, ha dichiarato Helen Newstead, capo della sezione contenuti linguistici di Collins. Non c'era parola così efficace “dai tempi di Watergate, che diede a commentatori e attori il suffisso "-gate" per indicare un incidente o uno scandalo particolarmente importante".

 

 

Le declinazioni di "Brexit" - In riferimento all'uscita dall'Unione Europea, giornalisti e commentatori si sono cimentati nell'invenzione di ossimori e parole complementari come "bremain" (rimanere nell'Ue), "bremorse" (il rimorso nato dopo la vittoria della brexit) e "breturn" (la voglia di tornare nell'Ue). "Brexit" è stata anche declinata nel mondo del gossip, dopo l'annuncio del divorzio tra Brad Pitt e Angelina Jolie: fra i trending topic su Twitter sono comparsi hashtag come "BrexPitt" e "Bradxit".

 

Le altre parole nella top ten - "Brexit" ha superato un altro termine politico: "mic drop". Questa locuzione fa riferimento al gesto di lasciar cadere il microfono alla fine di una performance. Il più famoso mic drop del 2016 li hanno fatti Barack Obama durante la sua ultima cena con i corrispondenti della Casa Bianca e Kobe Bryant nel suo addio al basket

 

 

Molto usata nel 2016 anche la parola "Trumpism". La troviamo al quarto posto e ha due significati. Il primo: le politiche sostenute da Donald Trump, con riferimento specifico al rifiuto dell corrente sistema politico, per privilegiare gli interessi nazionali. Il secondo significato si riferisce a una dichiarazione controversa o oltraggiosa, attribuita al candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti.

 

Le parole della società - Dopo "Brexit", nella classifica del Collins troviamo "hygge", un concetto nato in Danimarca, usato per descrivere atmosfere comode e conviviali, che creano benessere. Un'altra parola che definisce l'evoluzione sociale è "sharenting": l'abitudine di condividere notizie e immagini del proprio bambino via social network.

Il Collins cita poi "Snowflake generation", che indica i giovani adulti degli anni '10 del Duemila, cresciuti in un ambiente "ovattato" e che risulterebbero più proni al bullismo rispetto alle generazioni precedenti. Spazio tra gli altri termini anche a "Uberization", che indica l'adozione di un business model nel quale i servizi sono offerti on demand tramite contatto diretto tra fornitore e cliente.

 

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