Usa 2016, New York Times: ecco tutti gli insulti di Trump su Twitter

Gli insulti di Donald Trump raccolti dal New York Times (foto: New York Times)
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Il quotidiano americano ha pubblicato sull'edizione cartacea l'elenco di offese fatte dal candidato repubblicano, che in precedenza aveva raccolto in un'infografica interattiva

Donne, messicani, disabili, media. E, naturalmente, Hillary Clinton. Sono questi i principali destinatari degli insulti che Donald Trump ha lanciato su Twitter durante la sua campagna elettorale per la corsa alla Casa Bianca. Il New York Times li ha pubblicati, riempiendo due pagine nella versione cartacea. In precedenza, li aveva raccolti in una mappa interattiva che collega a ogni voce il relativo "cinguettio". Ce n'è per tutti, anche per Neil Young.

 

 

 

Gli insulti alla Clinton - Che la sua rivale democratica sia il suo bersaglio favorito, non stupisce: a lei sono riservati 419 tweet di insulti. La parola più ricorrente dedicata alla Clinton è "crooked", disonesta. Ma Trump non ha risparmiato nemmeno Bill, suo marito, la loro coppia e la loro fondazione, The Bill, Hillary and Chelsea Clinton Foundation, definita "a criminal enterprise", un'impresa criminale.

 

 

Gli altri nomi della politica - Oltre ad avere attaccato gli altri candidati repubblicani poi battuti (Ted Cruz, Jed Bush, Marc Rubio), Trump non ha avuto parole tenere anche per diversi esponenti del partito democratico come la senatrice Elizabeth Warren. A Barack Obama, definito "il peggior presidente nella storia degli Stati Uniti", ha dedicato 25 tweet di insulti.

 

 

Media e celebrità - Ai media, Donald Trump ha riservato una vera e propria pioggia di insulti. Se l'è presa indistintamente con giornalisti, editori e testate. Megyn Kelly, anchor di Fox News, ne ha totalizzati 38. Il New York Times ha ricevuto 90 tweet di insulti. Al board del The Wall Street Journal, Trump ha dedicato un'unica parola: "dummies", imbecilli. Per l'informazione mainstream Trump ha twittato 74 messaggi poco lusinghieri e non ha risparmiato insulti nemmeno alle celebrità. Ha definito Alec Baldwin una "puzza fatta persona". Mentre Neil Young sarebbe un ipocrita.

 

Paesi - Tra i paesi che Trump ha offeso via Twitter ci sono il Messico e la Cina, i suoi due grandi cavalli di battaglia elettorali. Ma troviamo parole poco simpatiche per Regno Unito, Germania, Iran e Arabia Saudita. Il più grande numero d'insulti via social nella categoria "paesi" è però totalizzato dagli Stati Uniti con ben 13 tweet offensivi: speciale attenzione a Washington D.C. ("such a mess", un gran casino) e il New Jersey.

 

Tutti gli altri - Nel calderone sono finiti anche scrittori, modelle, persino il microfono del primo dibattito presidenziale ("very bad", davvero pessimo). Ha definito Harry Hurt III, autore del libro "Lost Tycoon: the many lives of Donald J. Trump", uno “scrittore fallito”. Se l'è presa anche con Alicia Machado, ex Miss Universo, definendola "disgustosa (date un'occhiata ad alcuni video sexy)". Ha definito il Super Bowl 50 "molto noioso" e le pubblicità televisive una “media-frode”. Infine, curiosa è l'invettiva scagliata verso Amazon, definita tra le altre cose "una compagnia no profit".

 

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