Usa 2016, Hillary punta sugli ispanici per blindare la Casa Bianca

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Il piano della Clinton per conquistare  anche il Texas: portare alle urne i 27 milioni di messicani con diritto di voto - LO SPECIALE USA 2016

Dopo la sconfitta nelle elezioni del 2012, il Partito repubblicano fece uno studio per capire dove aveva sbagliato. Il risultato fu che Mitt Romney aveva fatto tutto giusto, tranne una cosa: la politica verso gli ispanici. Il Grand Old Party, con la sua chiusura totale verso gli immigrati illegali, si era alienato l’intera comunità latina, perdendo un prezioso serbatoio di voti in continua crescita.
Per il 2016, quindi, la priorità diventava trovare una linea e dei candidati in grado di riaprire il dialogo con questa componente sempre più decisiva dell’elettorato (LO SPECIALE). Il resto è storia. Il giorno in cui si è candidato, Donald Trump ha accusato i messicani di essere stupratori e trafficanti di droga, e ha basato la sua corsa alla nomination prima, e alla Casa Bianca poi, sulla promessa di costruire un muro lungo il confine.

 

L'importanza degli ispanici - La rivoluzione demografica però sta cambiando la faccia agli Stati Uniti, facendo degli ispanici il premio elettorale più ambito. Secondo i demografi sono destinati a diventare la maggioranza, ma in molti stati fanno già la differenza alle urne. Diversi analisti pensano che il Partito repubblicano abbia perso la California per le presidenziali quando nel 1994 ha sostenuto la Proposition 187, che vietava agli illegali l’accesso a sanità e istruzione. Lo stesso sta avvenendo in altri Stati occidentali come il Nevada, il Colorado, il New Mexico, e adesso anche l’Arizona. Un tempo erano regioni stabilmente repubblicane, ma ora la crescente presenza ispanica le sta consegnando ai democratici, cambiando la mappa elettorale e restringendo la strada dei candidati del Gop verso la Casa Bianca. Alcuni sondaggi mettono in gioco persino il Texas, dove Trump ha un vantaggio di 2 o 3 punti su Clinton. Se i democratici riprendessero anche questo Stato, perso quando il presidente texano Johnson firmò le leggi sui diritti civili, potrebbero diventare imbattibili per almeno una generazione.

 

Clinton avanti del 50% - Negli Usa ci sono circa 27 milioni di ispanici che hanno diritto a votare, e quest’anno gli analisti si aspettano che poco più di tredici milioni vadano alle urne. Un numero che significa un incremento del 17% rispetto al 2012, e una crescita di quasi 9 punti in termini di percentuale dell’intero corpo elettorale nazionale. Secondo i sondaggi, in questo gruppo Hillary Clinton ha un vantaggio del 50% su Donald Trump: lei prende il 67% delle preferenze, e lui il 17%. Molti ispanici votano automaticamente per il Partito democratico, perché è quello che li difende di più: «Io - spiega Maya, impiegata di un fast food Del Taco a Las Vegas - voto sempre per il candidato democratico, chiunque sia».

 

Figli degli ispanici protetti da Obama - Obama ha cercato a lungo di riformare le leggi sull’immigrazione, per integrare i circa 12 milioni di latini illegali che vivono negli Usa. L’ostruzionismo del Congresso a maggioranza repubblicana lo ha bloccato, ma lui ha varato comunque alcuni decreti esecutivi per proteggere dalle espulsioni almeno i figli degli immigrati. Queste politiche hanno dato un vantaggio automatico a Hillary. Il Gop ha cercato di cambiare la tendenza, puntando sul fatto che gli ispanici sono conservatori sulle politiche sociali e per la famiglia, ma l’avvento di Trump ha vanificato questi sforzi. Hillary quindi vincerà il voto ispanico, ma se risulterà determinante dipenderà dall’affluenza, e quindi dalla determinazione dei latini di andare alle urne per lei.

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