Produzione di vino 2016, Italia davanti a tutti

Anche quest'anno l'Italia si è confermata primo produttore mondiale di vino (Getty Images)
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L’organizzazione internazionale della vite prevede, a livello mondiale, un calo del 5% a causa di tifoni, tempeste e siccità. Coldiretti: consumi interni ai livelli minimi dal 1861

L’Italia è il Paese che produrrà più vino al mondo nel 2016, seguito da Francia e Spagna. Le stime dell’Organizzazione mondiale del vino e della vite confermano la leadership italiana, ma lanciano un allarme: la produzione di vino a livello globale calerà del 5% alla fine di quest’anno. Mentre anche i consumi interni, nel nostro paese, risultano in calo.

 

Produzione che sfiora i 50 milioni di ettolitri – Con 48,8 milioni di ettolitri, l’Italia si conferma in testa ai paesi produttori di vino, come nel 2015. In questa classifica i produttori italiani si contendono di solito il posto con quelli francesi, che hanno avuto la meglio nel 2014. Proprio la Francia si colloca al secondo posto con 41,9 milioni di ettolitri e la Spagna al terzo con 37,8 milioni. È un’ottima annata dal punto di vista quantitativo anche per gli Usa (22,5 milioni), mentre non sono disponibili i dati della produzione cinese, che negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale.

 

Consumi in ribasso – Se il vino made in Italy va forte sia come quantità che come qualità, calano però i consumi interni. Come fa sapere la Coldiretti, si tratta del minimo storico addirittura dai tempi dell’Unità d’Italia. Il nostro paese scende quindi dal podio dei consumatori, lasciando spazio a Germania, Francia e Stati Uniti, con la paradossale conseguenza che il vino italiano viene bevuto più all’estero che entro i confini nazionali; tutto questo mentre i consumi a livello globale salgono del 2%.

La buona notizia è che il vino italiano continua a essere molto apprezzato sulle tavole straniere: Prosecco, Asti, Trento Doc e Franciacorta guidano la classifica dei più bevuti all’estero. Il risultato più significativo lo ottengono gli spumanti nostrani, che già lo scorso anno avevano battuto lo champagne francese e che stanno vendendo sempre di più in Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti e Francia.

 

L'impatto dei cambiamenti climatici – Il report dell’Organizzazione mondiale del vino e della vite afferma anche che la produzione mondiale di vino calerà del 5% quest’anno, attestandosi sui 259 milioni di ettolitri, a causa delle avverse condizioni climatiche che hanno inciso sulle vendemmie dell’emisfero Sud. Tutta colpa di “El niño”, il fenomeno naturale che riscalda le acque tropicali ed è responsabile sia di cicloni e tempeste che di lunghi periodi di siccità.

I Paesi più colpiti sono quelli dell’America Centrale e dell’Africa tropicale, ma l’aumento generale delle temperature ha causato una primavera particolarmente arida anche in Cile e Argentina, che infatti hanno subito un drastico calo nella produzione: rispettivamente, -21% e -35%.

Stesso discorso per il Sudafrica (-19%), mentre Australia e Nuova Zelanda hanno aumentato gli ettolitri prodotti. L’azione di “El niño” è stata inoltre intensificata da un aumento generale delle temperature medie: secondo un report della Columbia university, il surriscaldamento globale metterebbe a serio rischio la produzione vinicola anche in Europa, rendendo inospitali per le viti zone tradizionalmente molto feconde come la regione di Bordeaux o le colline toscane.

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