Turchia, arrestati 61 poliziotti per avere utilizzato l’app ByLock

Un carro armato in strada durante il fallito golpe in Turchia (Ansa)
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Secondo gli inquirenti di Ankara il sistema di messaggistica sarebbe stato usato dai golpisti nella prima fase dell’organizzazione del colpo di Stato contro Erdogan

Ancora arresti tra le forze di polizia della Turchia: gli investigatori di Istanbul hanno fermato 61 agenti con l’accusa di aver utilizzato l’applicazione di messaggistica istantanea ByLock, secondo loro legata all’organizzazione del golpe del 15-16 luglio. Con questi arresti sale a 401 il numero di poliziotti fermati per aver scambiato messaggi con l’app, tra cui molti ufficiali: a loro vanno aggiunti anche 189 dipendenti delle istituzioni giudiziarie, tra cui molti giudici e procuratori. Inoltre sono sospettati di aver utilizzato ByLock anche quattro ministri del governo nazionale e 58 deputati dell’Akp, il partito del presidente Recep Erdogan.

 

Le indagini su ByLock - L’accusa nasce dalle indagini condotte dai servizi segreti fin dal maggio 2015: sembra infatti che molti golpisti, secondo Ankara legati al gruppo dell’imam Fethullah Gulen, utilizzassero fin dall'anno precedente l'app ByLock per organizzare le prime fasi del colpo di Stato. Dopo, però, i cospiratori avrebbe avuto dubbi sulla sicurezza delle chat e sarebbero passati a Whatsapp.

 

Arrestati molti degli utenti sospettati - Dubbi che si sono poi dimostrati fondati: l'agenzia Reuters, che ha chiesto ad alcuni tecnici di analizzare l’app, ha confermato che la creazione è da attribuirsi a uno sviluppatore amatoriale e la sicurezza era troppo bassa per garantire l'anonimato agli utenti. Il cambio di piattaforma a fine 2015, però, sarebbe avvenuto troppo tardi: i servizi segreti, fedeli a Erdogan, avrebbero individuato oltre 56mila utenti legati a Gulen e, dunque, sospettati per il golpe fallito. E, grazie alle identificazioni, si è potuto procedere alle migliaia di arresti avvenuti in Turchia negli ultimi due mesi.

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