Usa 2016, Hillary avanti nei sondaggi ma il partito è da rifondare

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Le accuse di molestie sessuali nei confronti di Donald Trump inchiodano i sondaggi a favore della Clinton. Dopo il voto entrambi i partiti saranno comunque chiamati a una clamorosa rifondazione. LO SPECIALE

La campagna presidenziale Usa (LO SPECIALE) del candidato repubblicano Donald Trump sembra, a meno di un mese dal voto, in caduta libera. La raffica di accuse di molestie sessuali gli impedisce di articolare una qualche reazione politica, e la sua aggressività, «Quella lì? Non sarebbe stata certo la mia prima scelta» dice irridendo una delle possibili vittime, inchiodano i sondaggi a favore di Hillary Clinton. Sono donne e minoranze a trainare la Clinton, perfino in Utah, Alaska, Virginia, Colorado e in Texas, Fort Alamo repubblicano, Trump resta sì avanti ma Hillary non è lontanissima.

 


 

Lo stato maggiore del partito teme che la frana Trump costi anche la maggioranza al Congresso, con il Senato a rischio, la Camera meno. Ma ogni chance di vittoria per la Casa Bianca è ridotta a poco. Hillary Clinton, in attesa dell’ultimo dibattito tv, gioca in difesa, spende i fondi raccolti per la pubblicità mentre il suo staff controlla guardingo i leaks che –diffusi da hackers legati all’intelligence russa- hanno lo scopo di minare la vittoria democratica. Le pressioni di Putin, che si lamenta per le truppe Nato nei paesi baltici e paralizzerà dunque l’Onu almeno fino al 2017, preoccupano Cia ed Fbi e ogni autorità di cyberwar e cyberintelligence Usa è mobilitata.

 

Anche con la Clinton vincente a novembre, il panorama politico americano resterà fosco. Se votassero solo gli uomini, confermano i sondaggi, Trump vincerebbe a mani basse, lasciandosi 11 punti indietro Hillary. Calcolando solo i maschi bianchi Trump quasi doppia la rivale ed è il 33% di vantaggio che Clinton ha tra le donne a permetterle la rimonta. Efficaci, in questo senso, gli appelli della First Lady Michelle Obama contro Trump, che prospettano anche per lei un futuro in politica.

 

I due partiti saranno chiamati a una clamorosa rifondazione dopo il voto. I repubblicani non possono ridursi a «Lega Uomini Bianchi», pena perdere radici nella base elettorale, ma anche i democratici devono recuperare in fretta la fiducia degli uomini bianchi, che li considerano sempre più bastione delle minoranze. Trump sembra disposto a perdere ma sbraitando da primattore. Insiste sul complotto, chiamando i fan a contestare i risultati se negativi. L’America che si sveglierà mercoledì 9 novembre con il nuovo presidente sarà divisa e rancorosa. Trump eletto darà la scossa agli equilibri del dopo Guerra Fredda, come sperano i russi e osservano i cinesi, Trump sconfitto darà la stura a velenose recriminazioni. Hillary Clinton, se eletta, dovrà riuscire dove ha fallito Obama: scaldare, con riforme concrete, i milioni di americani che hanno voltato le spalle, rabbiosi, al partito. Se fallisce avremo altri quattro anni di non governo a Washington e nuove perdite di prestigio americano nel mondo.

 


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