Brexit, Londra: "Aziende forniscano numero di dipendenti stranieri"

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Il ministro dell'Interno Amber Rudd: "Ora devono favorire prima i candidati locali". Critiche dalla confindustria inglese: "Chi viene da noi a lavorare va premiato, non punito"

Il ministro dell'Interno britannico, Amber Rudd, ha annunciato che il governo intende chiedere alle imprese di rivelare il numero dei dipendenti stranieri per favorire l'assunzione di sudditi di Sua Maestà. "Non chiamatemi razzista" per questo, ha detto Rudd che intende "stanare" quelle società che abusano delle regole esistenti e "spingerle a comportarsi meglio". I primi a criticare l'idea sono stati gli imprenditori mentre, riferisce la Bbc, almeno un deputato conservatore ha definito la proposta del ministro come "divisiva". Rudd, nominata agli Interni al posto del premier Tehersa May a luglio, ha spiegato che i freni extra ai lavoratori e agli studenti stranieri potrebbero essere necessari "per cambiare la tendenza" dell'opinione pubblica sull'immigrazione alla luce del voto sulla Brexit (il referendum del 23 giugno sull'uscita dall'Ue).
 

Ora le aziende devono cercare in Gb per 28 giorni prima di assumere all'estero - Il ministro ha accusato le aziende di "sfuggire" alle loro responsabilità non addestrando un numero sufficienti di lavoratori britannici e ha aggiunto che andrebbe irrigidito l'attuale sistema che obbliga le società a pubblicizzare i posti disponibili nel Regno Unito solo per 28 giorni prima di rivolgersi fuori dal Paese". In base alle proposte avanzate da Rudd - che durante la campagna per il referendum era peraltro contro la Brexit, come il grosso dei conservatori - le società che assumono fuori dal Regno Unito dovranno dimostrare cosa hanno fatto "per incoraggiare prima i candidati locali" e quale sia l'impatto delle scelte dei candidati stranieri sul mercato del lavoro locale.
 

Rudd: "Puntare il dito contro le società che non rispettano i nuovi vincoli"  - Secondo il ministro dell'Interno l'attuale sistema non dà alle aziende "un chiaro incentivo" a considerare correttamente i meriti dei candidati britannici e a spendere di più per addestrarli a fare i lavori di cui hanno bisogno. Rudd ha detto di essere pronta - "anche se non abbiamo ancora definito i particolari", ha chiarito - a "rivelare i nomi e puntare il dito" contro quelle società che non dovessero rispettare i nuovi vincoli. "C'è ancora un giovane su 10 disoccupato tra i 18 ed i 24 anni nel Regno Unito. I voglio che il mondo degli affari pensi prima a persone istruite localmente, dove possibile...e collaborare con noi per fare in modo da avere una forza lavoro locale più preparata".
 

Critiche dalla confindustria britannica - Critico il presidente ad interim della Cbi, la 'Confindustrià britannica, Adam Marshall, secondo il quale le "aziende fanno già così tanto per addestrare i loro dipendenti e, ovviamente, cerchiamo di assumere locali prima di rivolgerci ai mercati stranieri. Ma non penso che dovremmo essere penalizzati per aver fatto così finora quando erano richieste capacità specifiche". Il presidente della commissione Istruzione dei Comuni, il conservatore Neil Carmichael ha esortato la compagna di partito Rudd a "rivedere questa preoccupante politica...la gente che viene nel Regno Unito per lavorare duramente e che paga le tasse e contribuisce alla nostra società dovrebbe essere celebrata e non rimproverata. Questa è un tipo di politica che divide (la società, ndr) che non può avere spazio nella Gran Bretagna del XXI secolo".
 

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