Italiani rapiti in Libia: da qualche giorno erano senza scorta

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Per la Farnesina è prematuro parlare della matrice del rapimento. Dietro al sequestro ci sarebbero “criminali comuni”. Renzi: ora silenzio e prudenza

Ci sarebbe “un piccolo gruppo" di criminali comuni e non al-Qaeda dietro il rapimento, non ancora rivendicato, di due italiani e un canadese, sequestrati lunedì mattina nella città di Ghat, nella Libia sudoccidentale, al confine con l'Algeria. E' quanto dichiarato da una fonte vicina al governo di Tobruk, legato al generale Khalifa Haftar. La situazione è molto delicata e per permettere alla Farnesina e all'intelligence di lavorare a tutto campo, il presidente del Consiglio Matteo renzi invita ora al "silenzio e alla priudenza".

 

Il sequestro - I due tecnici italiani, Bruno Cacace e Danilo Calonego, che lavoravano all'aeroporto di Ghat come dipendenti della Con.I.Cos di Mondovì, e l'ingegnere canadese sono stati rapiti "tra le sette e le otto di ieri mattina nel corso di un sequestro a mano armata perpetrato da ignoti mentre si trovavano sulla via che collega la zona di Tahala e Ghat",  ha spiegato il capo dell'ufficio stampa del Consiglio municipale di Ghat, Hasan Aysa. A quanto si apprende, inoltre, da qualche giorno i due lavoratori italiani erano senza scorta.

 

Farnesina: Libia paese sconsigliato -  Nell'area, il controllo del governo di Tripoli è limitato e sono attivi diversi gruppi armati. Il capo della sicurezza di Ghat, Madani Murtada, ha assicurato che le ricerche sono in corso, ma che ancora non sono note "le richieste dei rapitori né cosa li abbia spinti a fare questo". La Farnesina è cauta e il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha detto che è "troppo presto per attribuire una matrice al sequestro". Claudio Taffuri, capo dell'Unità di crisi del Ministero degli Esteri, ha ricordato ai microfoni di SKy TG24 che la Libia è un Paese "sconsigliato" e ha invitato le imprese che decidono di restare lì a dotarsi di sistemi di sicurezza.

 

 

La sorella di Cacace: "Doveva rientrare domenica" - "Mio fratello doveva partire domenica dalla Libia per fare ritorno qui a Borgo San Dalmazzo, dove lo stiamo  aspettando" ha raccontato la sorella di Bruno Cacace, Ileana. "Siamo tutti molto in ansia, com'è naturale -  aggiunge - novità purtroppo al momento non ce ne sono, speriamo".

 

L'ansia delle figlie di Calonego -  "Abbiamo telefonato alla Farnesina dopo aver sentito le notizie dai telegiornali e ci hanno confermato che uno dei rapiti è nostro padre" sono invece le parole delle figlie di Danilo Calonego, Simona e Pamela. "Abbiamo anche cercato di contattare la ditta per la quale lavora - affermano le due donne parlando con i giornalisti - ma non abbiamo saputo molto". Le due sorelle confermano che il padre era ripartito per la Libia circa un mese fa dopo un periodo di riposo e sarebbe dovuto tornare a fine mese.

 

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